venerdì 9 Gennaio 2026
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Con lo spazio sempre più intasato, Starlink abbassa l’orbita dei suoi satelliti

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I detriti spaziali rappresentano un problema di lunga data e diventano sempre più critici con la nuova corsa allo spazio che coinvolge le principali potenze globali. Per ridurre il rischio di collisioni accidentali, Starlink ha aperto l’anno annunciando che nel corso del 2026 abbasserà progressivamente l’orbita dei propri satelliti. Si tratta di un cambio di strategia rilevante, concepito ufficialmente per rendere la costellazione più compatta e aumentare la sicurezza delle operazioni, ma che aiuterà anche a smantellare più velocemente gli apparecchi difettosi e a evitare gli scontri con le basi spaziali.

L’annuncio è arrivato direttamente su X dal vicepresidente dell’ingegneria dell’azienda, Michael Nicolls. Nel suo post, il dirigente ha parlato dell’avvio di “una significativa riconfigurazione della costellazione satellitare”, che porterà la rete satellitare di SpaceX ad abbandonare l’attuale quota di 550 chilometri per concentrarsi su un’orbita più bassa, intorno ai 480 chilometri. Un abbassamento di circa 70 chilometri che, secondo l’azienda, permetterà di operare in una fascia orbitale meno affollata e quindi più sicura.

Nel presentare il piano, Nicolls sottolinea che all’inizio del 2030 è atteso un periodo di minima solare, un fenomeno ciclico che modifica la densità degli strati superiori dell’atmosfera terrestre e incide direttamente sulla gestione di tutto ciò che orbita intorno al pianeta. L’effetto più rilevante riguarda i cosiddetti “tempi di decadimento balistico”, cioè la durata del processo che porta i satelliti a perdere quota fino al loro rientro nell’atmosfera. La dichiarazione arriva a poche settimane da quando, il 17 dicembre, Starlink aveva segnalato un’anomalia ad uno dei suoi satelliti che alcuni osservatori hanno attribuito a una fonte energetica interna, altrimenti detta esplosione. Indipendentemente dalle cause, l’evento ha prodotto un “piccolo numero di oggetti a bassa velocità relativa”.

“I satelliti Starlink hanno un’affidabilità estremamente elevata, con solo due unità non operative su una flotta di oltre 9.000 satelliti”, sottolinea Nicolls, evitando però di menzionare apertamente il recente incidente. “Tuttavia, se un satellite si guasta in orbita, vogliamo che rientri il più rapidamente possibile. Queste misure miglioreranno ulteriormente la sicurezza della costellazione, soprattutto in presenza di rischi difficili da controllare, quali le manovre o i lanci non coordinati da parte di altri operatori”. Una stoccata finale che, di fatto, sposta l’attenzione dai rischi legati alle operazioni della stessa Starlink per indirizzarla verso attori terzi, con un riferimento implicito alle attività spaziali della Cina.

Il 13 dicembre, il dirigente aveva infatti lamentato il rischio di collisione tra due satelliti e un lancio da lui attribuito al centro spaziale di Jiuquan, denunciando come la scarsa coordinazione e comunicazione internazionale rappresentino un pericolo per tutti gli operatori della space economy. Un’osservazione più che fondata, considerando che la normativa spaziale internazionale è ferma agli anni Settanta e che mancano impegni condivisi in grado di regolamentare un settore che, nel frattempo, è cresciuto e si è trasformato profondamente.

Complice un clima politico tutt’altro che disteso, Cina e Russia hanno più volte dimostrato di essere pronte a condurre operazioni spaziali senza coinvolgere in modo adeguato i loro omologhi occidentali. Allo stesso tempo, va riconosciuto che anche SpaceX non sempre si è mostrata pienamente trasparente: nel 2021, la Cina si è dovuta rivolgere alle Nazioni Unite per segnalare che la China Space Station (CSS) era stata costretta in più occasioni a modificare la propria orbita pur di evitare potenziali collisioni con i satelliti Starlink.

Afghanistan, alluvioni causano almeno 17 morti

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Le prime piogge e nevicate intense della stagione in Afghanistan, arrivate dopo un lungo periodo di siccità, hanno causato gravi alluvioni in gran parte del Paese. Il bilancio provvisorio è di almeno 17 morti e 11 feriti. Secondo l’agenzia statale per la gestione dei disastri naturali, quasi tutto il territorio nazionale è stato colpito, con l’eccezione delle regioni occidentali, mentre la stima dei danni è ancora in corso. L’Afghanistan è particolarmente vulnerabile a questo tipo di eventi a causa di infrastrutture deteriorate, deforestazione diffusa e abitazioni rurali costruite in fango, facilmente danneggiabili dalle forti precipitazioni.

La Cina sfida il sistema finanziario: lo yuan digitale entra nel mercato globale

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La Cina sta incrementando l’uso e lo sviluppo dello yuan digitale (e-CNY) con l’obiettivo di potenziare il commercio e gli investimenti transfrontalieri, al riparo da potenziali sanzioni unilaterali e dai dazi imposti dagli Stati Uniti di Donald Trump. Il progetto, avviato già da un decennio, ha registrato una decisa accelerazione negli ultimi anni, e si appresta a compiere un passo decisivo quest’anno: dal primo gennaio 2026, infatti, il nuovo regolamento della People’s Bank of China (PBOC) permetterà alle banche commerciali di pagare gli interessi sui depositi in e-CNY, come annunciato da Lu Lei, vice governatore della banca centrale. In questo modo la valuta digitale si trasforma da semplice equivalente del contante a vera e propria moneta di deposito. Si tratta di una delle più ambiziose strategie di Pechino per sfidare e ridisegnare l’architettura finanziaria globale, sganciandosi dal dollaro e sottraendo terreno alla valuta statunitense, attraverso l’internazionalizzazione della divisa digitale del Dragone. «Dobbiamo lavorare più rapidamente per rafforzare il potere della Cina nella finanza e lo yuan digitale deve essere sviluppato costantemente», si legge nelle Raccomandazioni del Comitato centrale del Partito comunista cinese per la formulazione del 15° Piano quinquennale per lo sviluppo economico e sociale nazionale.

Finora lo yuan digitale ha funzionato come contante elettronico con un utilizzo prevalentemente orientato ai pagamenti, senza rendimenti. Con il nuovo piano, invece, l’e-CNY acquisisce le caratteristiche tipiche dei depositi bancari. I portafogli digitali verificati potranno quindi maturare interessi, in linea con le disposizioni già in vigore per i depositi tradizionali, e saranno coperti dal sistema di assicurazione dei depositi cinese. Le banche avranno inoltre maggiore flessibilità nella gestione dei saldi in e-CNY all’interno delle proprie operazioni di attivo e passivo. L’obiettivo è favorire la diffusione dello yuan digitale nel mercato globale: in questo modo, la Cina mira a offrire un’alternativa credibile al dollaro, facilitando il commercio e gli investimenti diretti in yuan e aggirando potenzialmente il sistema di pagamenti basato sul biglietto verde. Il tutto rientra nel processo di graduale de-dollarizzazione e si inserisce in un contesto geopolitico in rapido mutamento, dove il dominio unilaterale finanziario e economico degli USA è messo sotto pressione da nuovi emergenti sistemi finanziari e di potere globali, ispirati al modello multipolare. Infatti, i paesi sottoposti a sanzioni statunitensi o occidentali, come la Russia e l’Iran, potrebbero trovare nello yuan digitale un mezzo per effettuare transazioni finanziarie al di fuori del perimetro dei sistemi di pagamento tradizionali, fortemente influenzati dagli Stati Uniti.

Nel piano per l’internazionalizzazione della valuta digitale cinese è fondamentale il centro operativo internazionale per lo yuan digitale di Shanghai, inaugurato a settembre 2025 e diventato un polo chiave per l’internazionalizzazione della divisa cinese insieme alle sue tre principali piattaforme: quella di pagamento digitale transfrontaliero, quella dei servizi blockchain e, infine, quella degli asset digitali. Secondo quanto riferito da Global Times, il giornale ufficiale del Partito Comunista Cinese, i programmi pilota per lo sviluppo dell’e-CNY hanno avuto risultati positivi: all’interno della Cina, a fine novembre, il valore cumulativo delle transazioni ha raggiunto i 16,7 trilioni di yuan (2,38 trilioni di dollari), secondo la Banca centrale cinese, su un valore complessivo dell’economia cinese del valore di 19 trilioni di dollari. A livello transfrontaliero, invece, il Multi-Central Bank Digital Currency Bridge (mBridge), una piattaforma sviluppata congiuntamente dalla PBOC, dall’Autorità Monetaria di Hong Kong e da altre banche centrali per facilitare pagamenti transfrontalieri più rapidi utilizzando le rispettive valute, ha registrato un totale cumulativo di 4.047 transazioni di pagamento transfrontaliere, per un importo cumulativo pari a 387,2 miliardi di yuan. Ciò significa che yuan lo digitale rappresenta circa il 95,3% degli importi delle transazioni in varie valute, sempre secondo la PBOC.

Cina e Stati Uniti hanno adottato una strategia opposta per dominare il settore finanziario: mentre, infatti, il presidente statunitense Donald Trump, attraverso un ordine esecutivo, ha vietato la creazione di una moneta digitale di Stato, una Central Banck Digital Currency (CBDC) federale, puntando interamente sulle stablecoin private disciplinate dal GENIUS Act, la Cina ha scelto di investire su una valuta digitale pubblica sempre più integrata nel sistema bancario e nella trasmissione della politica monetaria. Una differenza che rispecchia anche la diversa natura ideologica del sistema di potere e dei modelli economici occidentali e cinesi.

La mossa di Pechino segna comunque un’accelerazione determinante verso il cosiddetto sistema multipolare, in cui più poli composti da diverse nazioni dovrebbero controbilanciare il potere e il peso di altrettanti poli simili, in un equilibrio in cui sarebbe centrale il principio di sovranità delle nazioni. Si tratta di un modello opposto al sistema unipolare statunitense e anglo centrico, la cui affermazione passa anche e soprattutto attraverso il dominio del sistema monetario e finanziario. In questo contesto, la Cina sta svolgendo un ruolo di primo piano, in quanto sta trainando anche altre nazioni a seguire il suo modello tecnologico, sebbene Stati come Russia e Cina abbiano anch’essi intrapreso questo percorso da almeno un decennio. In generale, questo processo accomuna tutti i Paesi BRICS, ma la Cina punta a dominare il settore attraverso la creazione di uno “standard di riferimento” nelle tecnologie digitali emergenti, che nessun Paese, nemmeno gli Stati Uniti, ha ancora raggiunto. La svolta dello yuan digitale appena avviata promette un interessante sviluppo nella prospettiva dei nuovi equilibri finanziari e di potere globali.

Venezuela, Maduro propone a Trump colloqui su traffico droga

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In un gesto che sembra essere un tentativo di frenare l’escalation di tensione degli ultimi mesi tra USA e Venezuela, il presidente Maduro si è detto pronto a intraprendere colloqui con il suo omonimo Donald Trump in materia di controllo del narcotraffico. Le dichiarazioni, rilasciate nel corso di un’intervista rilasciata alla televisione venezuelana di Stato, giungono a pochi giorni dal primo attacco statunitense contro la terraferma, condotto contro un’infrastruttura portuale venezuelana.

Quello che sappiamo sui droni ucraini “sopra casa di Putin”

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Dopo il vertice di Mar-a-Lago tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky, il Cremlino ha accusato Kiev di aver tentato, nella notte tra il 28 e il 29 dicembre, un attacco contro la cosiddetta “residenza dorata” di Vladimir Putin che si trova vicino alla città di Valdai, nella regione di Novgorod. Secondo Mosca, l’azione sarebbe stata condotta con 91 droni a lunga gittata, intercettati e neutralizzati dalla difesa aerea russa prima di raggiungere l’obiettivo. Il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha parlato apertamente di “terrorismo di Stato”, annunciando un irrigidimento della posizione negoziale russa, pur ribadendo la volontà di non interrompere i colloqui con gli Stati Uniti. Da Kiev è arrivata una netta smentita: Zelensky ha definito l’intera vicenda una “completa invenzione”, accusando Mosca di cercare un pretesto per sabotare il dialogo diplomatico.

Informato da Putin in una telefonata, Trump si è detto “molto arrabbiato” per l’episodio e ha promesso di “scoprire la verità”. Come prova dell’incidente, il ministero della Difesa russo ha diffuso un video che mostrerebbe un drone abbattuto, adagiato nella neve in un’area boschiva di notte, identificato come un modello ricognitivo e d’attacco ucraino Chaklun-V, modificato e dotato, a detta di un militare intervistato, di una testata esplosiva. Le autorità russe sostengono che i dati di navigazione mostrino una traiettoria verso l’abitazione di Putin, conclusioni già trasmesse all’addetto militare statunitense a Mosca. Sul piano tecnico, la ricostruzione resta, però, controversa: la direzione di volo non basta a stabilire il bersaglio, poiché gli UAV possono seguire waypoint intermedi, correggere la rotta automaticamente e deviare per eludere le difese. Senza riscontri indipendenti il nesso tra rotta e obiettivo finale rimane non dimostrato.

A complicare la situazione, arrivano le indiscrezioni dell’intelligence statunitense. Secondo un funzionario americano citato da The Wall Street Journal, la CIA non ritiene che l’Ucraina abbia preso di mira la residenza presidenziale ma che l’obiettivo reale fosse un centro di comando delle forze nucleari russe. Secondo il giornalista freelance ed ex collaboratore BBC Leonid Ragozin la versione della CIA sarebbe «coerente» con quanto dichiarato dall’ex consigliere ucraino Oleksiy Arestovych. Ragozin avverte che se il target era nucleare, ciò non renderebbe «la situazione meno pericolosa, anzi di più», spingendo verso «una guerra globale», in quanto come ricorda Arestovych, la dottrina nucleare russa autorizzerebbe una «risposta nucleare». Posizione condivisa anche dall’analista Scott Ritter, secondo cui «non vi è dubbio che la Russia possieda informazioni di intelligence incontrovertibili» sull’attacco ucraino. La lettura dell’intelligence USA ha alimentato la frattura tra la narrazione russa e quella occidentale. Secondo l’Institute for the Study of War, quando gli attacchi ucraini sono reali emergono di norma riscontri incrociati, che nel caso di Valdai finora mancano. Media indipendenti riferiscono che i residenti dell’area non avrebbero udito né esplosioni né l’attivazione delle difese aeree e ricordano che le residenze di Vladimir Putin sono tra i siti più protetti del Paese, rendendo poco plausibile un via libera ucraino a un’operazione di questo tipo. Anche il numero di droni indicato appare incoerente con un attacco contro un obiettivo così fortificato.

Dall’altra parte, a rafforzare la tesi russa contribuisce il contesto generale del conflitto, segnato da un impiego sempre più esteso dei droni da parte di entrambi i contendenti. L’Ucraina ha più volte utilizzato UAV non solo per attività di ricognizione, ma anche per colpire in profondità obiettivi militari e logistici sul territorio russo, dalle basi aeree ai depositi di munizioni, rendendo plausibile, sul piano operativo, un’azione anche nella regione di Novgorod. Un esempio significativo di questa capacità è l’Operation Spiderweb: un attacco coordinato con 117 droni avvenuto il 1° giugno 2025 contro basi aeree russe in diverse regioni del Paese, che ha portato a danni documentati su numerosi velivoli e strutture di difesa.

Se Kiev ha respinto ogni accusa e varie intelligence occidentali, a partire da quella francese, hanno segnalato l’assenza di prove a sostegno della versione di Mosca, l’Alta rappresentante UE Kaja Kallas ha parlato di una «deliberata distrazione» mirata a «ostacolare i reali progressi verso la pace». Una lettura condivisa da diversi media, che definiscono le affermazioni russe infondate, non verificate o strumentali; alcune testate italiane, come Open e HuffPost, arrivano a ipotizzare apertamente una false flag. Le stesse testate, però, in passato hanno accreditato con leggerezza molteplici notizie poi rivelatesi false su presunte incursioni di droni russi, avvistati persino in Italia, evidenziando così il consueto doppiopesismo informativo.

Cortina ’26: la lunga scia di inchieste giudiziarie che accompagna le Olimpiadi Invernali

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L’organizzazione dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026 sta procedendo parallelamente a una fitta rete di inchieste giudiziarie che ne stanno scandagliando vulnerabilità e buchi neri, facendo scattare allarmi che evidenziano come trasparenza e legalità siano costantemente sotto pressione. Sono diverse le Procure della Repubblica impegnate nelle indagini su un ventaglio di presunti illeciti che spazia dalla corruzione per l’affidamento dei servizi digitali alla turbativa d’asta, dalle infiltrazioni della criminalità organizzata nei cantieri fino a ipotizzati casi di ...

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Gli USA riducono dazi su alcuni marchi pasta italiana

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In un comunicato la Farnesina ha fatto sapere che gli Stati Uniti hanno deciso di ridurre i dazi antidumping (pratica commerciale di esportazione a costi inferiori rispetto a quelli di mercato) su alcuni marchi di pasta italiana, in arrivo nel gennaio del 2026. Dal 91,74% imposto inizialmente (che, sommato al 15% già esistente sui prodotti europei, avrebbe portato la tassazione totale quasi al 107%), si è scesi al 2,26% per la Molisana, al 13,98% per la Garofalo e al 9,09% per altri 11 produttori (cifre cui si aggiunge il 15% già citato).

Media russi: drone ucraino su hotel nel Kherson, 24 morti

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Almeno 24 persone sono state uccise e oltre 50 sono rimaste ferite, tra cui cinque minori in un attacco con drone a un bar e un hotel nell’insediamento di Khorly, regione di Kherson, la notte di Capodanno, secondo quanto dichiarato dal governatore russo Vladimir Saldo. Sul fronte opposto, la città di Lutsk, nell’Ucraina nord-occidentale, è stata attaccata da droni russi ed è scoppiato un incendio in città.

Amsterdam, chiesa in fiamme: crolla campanile, case evacuate

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Un vasto incendio ha devastato la chiesa della Vondelkerk ad Amsterdam nella notte, provocando il completo crollo del campanile. Le fiamme, sviluppatesi dopo la mezzanotte per cause ancora ignote, non erano state domate nemmeno alle 2.30, quando è stato ritenuto necessario dichiarare un’emergenza regionale. Diverse decine di abitazioni sono state evacuate e l’intera area circostante è stata chiusa al traffico. I vigili del fuoco, impossibilitati a entrare nell’edificio per il rischio di crolli, stanno operando dall’esterno utilizzando l’acqua del vicino Vondelpark. Secondo le autorità, la storica chiesa di 154 anni non può essere salvata.

I dieci articoli che raccontano al meglio il 2025

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10 articoli 2025

È stato un anno di guerre, di rivolte e di speranze: alcune infrante, altre che hanno appena iniziato ad attecchire nelle nuove generazioni, che siano ragazzi italiani, europei nordafricani o asiatici, per nulla d’accordo con il futuro che è stato disegnato per loro. Ma è stato anche l’anno in cui, a livello globale, tra mille dubbi e incertezze, ha iniziato a disegnarsi un nuovo mondo multipolare, che vede la luce tra i rigurgiti di violenza di chi non vuole cedere il proprio predominio. In Italia è stato l’anno dell’entrata in vigore del Decreto Sicurezza, sul quale ora la Corte Costituzionale dovrà decidere se l’ennesima compressione delle libertà individuali sia in linea con i principi della nostra Costituzione oppure, no, delle morti sul lavoro in crescita e della corruzione che non conosce argine.

Come ogni anno, noi de L’Indipendente abbiamo provato a raccontarvi cosa accadeva facendo il nostro lavoro di giornalisti che non rispondono a nessun potere o interesse, se non quello dei nostri lettori. Con questi dieci articoli cerchiamo di restituirvi una fotografia vivida, per quanto parziale, di ciò che è successo nell’anno che ci siamo appena lasciati alle spalle.

La rivolta della Generazione Z

Un’ondata di rivolte ha colpito le istituzioni politiche ed economiche di vari Paesi sparsi per il globo, dal Nepal alla Mongolia. Tutte hanno un tratto in comune: coloro che vi hanno preso parte sono per la maggior parte appartenenti alla cosiddetta Generazione Z, ovvero quella dei nati tra il 1997 e il 2012. Le analisi condotte dai media hanno bollato questi eventi come proteste contro la corruzione o la repressione poliziesca, senza sforzarsi di comprendere a fondo il fenomeno e tracciare le similitudini. Molte di queste lotte sono infatti animate da una coscienza politica profonda e vedono tra i promotori movimenti che contestano apertamente le disparità economico-sociali.

La rivolta della Generazione Z

La Cassazione “boccia” il decreto Sicurezza

La Cassazione ha inferto un colpo durissimo al decreto Sicurezza del governo Meloni. In un report di 129 pagine – la Relazione n. 33, pubblicata il 23 giugno 2025 – l’Ufficio del Massimario della Suprema Corte ha infatti formulato una lunga serie di rilievi sul metodo e sul merito del provvedimento, delineando possibili profili di incostituzionalità e disomogeneità nei suoi articoli, tanto dirimenti da poter costituire base per ricorsi alla Corte costituzionale. Sebbene non si tratti di un documento vincolante, l’autorevolezza della fonte lo rende certamente una pietra miliare nell’attuale dibattito giuridico e politico.

La Cassazione boccia il decreto sicurezza: “Possibili profili di incostituzionalità”

Gaza, la tregua farsa

Da quando è iniziato il cessate il fuoco a Gaza, il 10 ottobre scorso, Israele ha compiuto 497 attacchi, violando la tregua e uccidendo almeno 342 palestinesi. È quanto afferma l’Ufficio Stampa del governo di Gaza, che ricorda come questi atti costituiscano una violazione delle norme del diritto internazionale e umanitario. Israele insiste  nell’attribuire la colpa dei suoi attacchi a presunte violazioni di Hamas, che avrebbe attaccato i soldati israeliani nella Striscia o attraversato la cosiddetta “Linea Gialla”, la linea di demarcazione dietro la quale i soldati israeliani dovrebbero rimanere stazionati. Hamas ha negato che tali violazioni siano mai accadute.

Gaza, la tregua farsa: Israele ha attaccato 497 volte uccidendo 342 palestinesi

Le bugie dell’industria sull’agricoltura biologica

L’affermazione estremamente diffusa, «L’agricoltura biologica non sfamerà il mondo», rappresenta in realtà un’affermazione priva di fondamento e dati scientifici. Viene diffusa per lo più da produttori, distributori e commercianti aderenti alla Grande Distribuzione Organizzata e al modello di agricoltura e allevamento intensivo industriale. Vi sono tante evidenze che dimostrano esattamente il contrario, ovvero che un’agricoltura rispettosa dell’ambiente, di piccola scala, sia più produttiva e sostenibile di una massiva di larga scala.

Le bugie dell’industria alimentare sull’agricoltura biologica

Cronache dall’oblio: 9 guerre di cui non si parla

Non è il numero di bombe e purtroppo nemmeno il numero delle vittime a misurare la “vicinanza” di una guerra, ma la presenza – o meno – di notizie ed analisi nelle cronache quotidiane. Oggi che la guerra è tornata alle porte del Vecchio continente e che Israele porta avanti indisturbato il proprio piano genocidiario, senza più nemmeno nascondere la volontà di appropriarsi di terre che non gli appartengono, noi occidentali riusciamo comunque a vivere la nostra quotidianità senza grossi problemi. I pochi “fastidi” arrivano da chi queste guerre ce le ricorda, da chi scende in strada a manifestare per dissociarsi da ciò che accade e perché il proprio governo prenda posizione, da chi ha avuto il coraggio di rischiare tutto, imbarcandosi sulla Global Sumud Flotilla solo per l’idea di un futuro migliore e più umano.

Cronache dall’oblio: 9 guerre invisibili di cui non si parla

Rosignano Solvay: ostaggio dell’industria chimica

Rosignano Solvay non è soltanto una frazione del Comune di Rosignano Marittimo, un Comune in provincia di Livorno. È un paese nato interamente attorno al suo stabilimento chimico, al punto da portarne il marchio fin nel toponimo. Oggi conta circa 20 mila abitanti, ma la sua storia comincia nel 1912, quando prende forma il polo industriale fondato dai fratelli belgi Ernest e Alfred Solvay. La costruzione dello stabilimento segna l’inizio dello sviluppo urbano: le prime edificazioni sono le ville dirigenziali, affacciate sull’ingresso della fabbrica, seguite dal quartiere operaio, situato sul lato mare della ferrovia Livorno-Vada-Cecina.

Rosignano Solvay: la città ostaggio dell’industria chimica

Italia: una morte sul lavoro ogni 6 ore

Dal 1° gennaio al 4 agosto 2025, in Italia sono morti 873 lavoratori, di cui 621 sul posto di lavoro, con una media di una morte ogni 6 ore. Lo ha attestato l’Osservatorio Nazionale Morti sul Lavoro nel suo ultimo report, rendendo noto che si tratta dei numeri più alti registrati nei 18 anni di esistenza dell’ente. Tra le vittime, oltre il 30% ha più di 60 anni (di cui il 17% oltre 70) e il 32% è costituito da stranieri. Le categorie più colpite includono i lavoratori agricoli, gli autotrasportatori, e chi soffre per stress da superlavoro.

Da inizio 2025 in Italia ci sono state 873 morti sul lavoro, in media una ogni 6 ore

SCO 2025: Cina, Russia e il nuovo mondo multipolare

Il 25° vertice della Shanghai Cooperation Organisation (SCO), che si è aperto il 31 agosto a Tianjin, si è presentato come un crogiuolo geopolitico in cui relazioni, simboli e investimenti convergono per disegnare i contorni di quel “nuovo ordine mondiale” che da anni affiora oltre le rigide linee del consueto equilibrio Occidente‑Oriente. Mai prima d’ora l’organizzazione eurasiatica aveva convocato così tanti leader – compresi Xi Jinping, Vladimir Putin e Narendra Modi – in una sorta di piano inclinato verso la multipolarità e il superamento dell’egemonia occidentale.

SCO 2025: attorno a Cina e Russia si riunisce il nuovo mondo multipolare

Machado: biografia della golpista filo-americana

L’assegnazione del Premio Nobel per la Pace 2025 a María Corina Machado è stata accolta con favore da molte personalità di spicco e politici all’interno dell’UE, ma ha aperto un dibattito politico e mediatico. La leader dell’opposizione venezuelana, premiata per i suoi sforzi «a favore della democrazia e dei diritti umani», descritta dal Comitato norvegese come «una coraggiosa e impegnata paladina della pace», che mantiene accesa «la fiamma della democrazia in mezzo a un’oscurità crescente», viene celebrata in Occidente come simbolo della resistenza al chavismo. Lungi dall’essere pacifista, però, Machado è una golpista filo-americana, che non ha esitato a ricorrere alla violenza e a richiedere interventi esterni contro il suo Paese

María Corina Machado: biografia della golpista filo-americana che ha vinto il Nobel per la Pace

 

Italia 2025: 100 inchieste per corruzione 

Nel corso del 2025 la mappa giudiziaria italiana è stata attraversata da un’intensa sequenza di inchieste per corruzione, che tocca numeri da record. Tra il 1° gennaio e il 1° dicembre sono state registrate 96 nuove indaginiper corruzione e concussione – in media otto al mese – con un totale di 1.028 persone indagate. Un dato che quasi raddoppia quello dell’anno precedente, quando le indagini erano 48 e gli indagati 588. A fotografare questa crescita è Italia sotto mazzetta, il dossier diffuso da Libera in occasione della Giornata internazionale per la lotta alla corruzione del 9 dicembre.

Italia: nel 2025 ci sono state quasi 100 inchieste e mille indagati per corruzione