sabato 31 Gennaio 2026
Home Blog Pagina 8

Albania: i CPR sono vuoti, ma il governo investe 18 milioni negli alloggi degli agenti

0

Nonostante i centri per migranti in Albania siano finora rimasti pressoché vuoti e l’operazione non abbia prodotto i risultati sperati, il governo italiano continua a puntare sul Protocollo Roma-Tirana. È stato infatti rinnovato l’accordo per l’alloggio delle forze dell’ordine impegnate nella gestione dei CPR di Gijader e Shengjin. Il Viminale ha assegnato per due anni al Rafaelo Resort, struttura a cinque stelle, il servizio di alloggiamento e ristorazione per il personale di polizia, per un costo stimato di oltre 18 milioni di euro. Come confermato dalla premier Giorgia Meloni, l’esecutivo intende proseguire su quella che definisce una «soluzione innovativa», attribuendo i ritardi a decisioni giudiziarie poi superate da modifiche normative.

I documenti del Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Viminale, resi noti, decretano «l’aggiudicazione in favore della Società Rafaelo Resort S.r.l, con sede legale in Shengjin (Albania), del servizio di alloggiamento in camere singole alberghiere con ristorazione e servizi connessi per la durata di ventiquattro mesi, al costo unitario giornaliero omnicomprensivo di euro 83,00 (escluse tassazioni) per un importo massimo, presunto, stimato in euro 18.177.000,00 (escluse tassazioni)». La procedura, partita a giugno dello scorso anno con una consultazione di mercato, ha visto alla presentazione dell’offerta finale la sola società Rafaelo, che si è quindi aggiudicata l’appalto come già avvenuto nel 2024. Tale decisione si inserisce nel contesto del più ampio Protocollo Italia-Albania, che la premier Giorgia Meloni ha sempre definito «innovativa» e dalla quale non intende recedere. La stessa Meloni ha cercato di giustificare i ritardi nell’entrata in funzione delle strutture affermando: «Non l’abbiamo potuto finora far funzionare perché c’erano delle sentenze ideologiche dei giudici. Ci hanno detto che era incompatibile con la legislazione Ue. Bene, abbiamo corretto la legislazione dell’Unione». Fatto sta che, nei cpr in Albania, sono però transitate nel tempo solo poche decine di persone per volta: cifre ben lontane dallo scopo dichiarato della rotazione di circa 3.000 migranti al mese.

Dal ministero dell’Interno il rilancio operativo è accompagnato dall’enfasi sulla dignità delle condizioni di missione degli agenti. Il ministro Matteo Piantedosi si è soffermato sui parametri economici del contratto affermando testualmente: «Sono stati individuati il costo pro capite e pro die, a meno che qualcuno non pensi che i nostri agenti quando vanno all’estero in missione non debbano stare nelle stamberghe. Non si tratta di un 5 stelle come in Italia, credo che il costo si aggiri sugli 80 euro a notte». Sull’altro versante politico la scelta è stata attaccata con durezza: l’opposizione ha parlato senza mezzi termini dello stanziamento come di un gigantesco spreco, denunciando la priorità data a strutture estere rispetto ai fabbisogni interni, soprattutto in un contesto caratterizzato da carenze di uomini e mezzi.

Il Protocollo Italia-Albania, firmato nel novembre 2023 e ratificato a febbraio 2024, stabilisce che i centri di Shëngjin e Gjadër, pur situati in Albania, siano sotto giurisdizione italiana. Si tratta di un caso unico in Europa, in quanto è la prima volta che la gestione dei richiedenti asilo di uno Stato viene affidata a un Paese terzo. Secondo il programma, qui devono essere trasferiti uomini adulti soccorsi in mare da autorità italiane e provenienti da Paesi ritenuti “sicuri”, ai quali viene applicata la procedura accelerata di frontiera: vengono trattati come se fossero ancora alla frontiera italiana e restano trattenuti durante l’esame della domanda d’asilo, con l’obiettivo di pervenire a decisioni più rapide. Tuttavia, vari giudici non hanno convalidato numerosi trattenimenti, lasciando le strutture in gran parte vuote. Per questo, a marzo 2025 il governo ha esteso con decreto-legge i trasferimenti anche a migranti già nei CPR italiani, irregolari in attesa di rimpatrio, per superare gli ostacoli giudiziari e rendere i centri davvero operativi.

Filippine, affonda traghetto: almeno 18 vittime e 24 dispersi

0

Un traghetto con oltre 350 persone a bordo è affondato nel sud delle Filippine, provocando almeno 18 vittime e diversi dispersi. L’imbarcazione, il Trisha Kerstin 3, trasportava 332 passeggeri e 27 membri dell’equipaggio quando, intorno alle 2 di notte, è colata a picco vicino all’isola di Baluk-baluk, nella provincia di Basilan, nel sud-ovest del Paese. La maggior parte delle persone a bordo è stata soccorsa, ma 24 risultano ancora disperse. Il traghetto era partito da Mindanao ed era diretto all’isola di Jolo. Le autorità stanno indagando per chiarire le cause dell’affondamento, che al momento restano sconosciute.

Le vittime invisibili del ciclone Harry: 380 persone sono disperse nel Mediterraneo

0

Mentre il ciclone Harry imperversava sul Mediterraneo centrale con onde altissime e venti feroci, otto imbarcazioni cariche di centinaia di persone hanno tentato la traversata dalla Tunisia verso l’Italia. Di loro non si ha più traccia. Secondo una ricostruzione basata su dispacci ufficiali di ricerca e soccorso, circa 380 migranti, partiti da Sfax in diverse date tra il 14 e il 21 gennaio, sono attualmente dispersi in mare. In tale contesto si inserisce l’ennesimo naufragio tra Tunisia e Malta. Un solo uomo è sopravvissuto al ribaltamento di un barcone con 51 persone a bordo, restando aggrappato a un relitto per 24 ore. Salvato e trasferito alla capitale maltese La Valletta, ha raccontato di almeno cinquanta morti.

Il quadro di quanto accaduto è drammatico. Alarm Phone, l’organizzazione che riceve le chiamate di soccorso dai migranti, da giorni segnalava la scomparsa di queste barche, rilanciando le richieste d’aiuto alle autorità senza ottenere esiti. In uno di questi naufragi, quello di un’imbarcazione di ferro di soli nove metri partita il 21 gennaio, hanno perso la vita due gemelle della Guinea di appena un anno. Una delle 61 persone salvate da quella stessa barca dalla Guardia Costiera italiana era la loro madre. L’uomo salvatosi dall’ultimo naufragio, ora ricoverato in un ospedale di Malta dopo essere stato tratto in salvo dalla motonave Star, ha raccontato una storia agghiacciante. «Eravamo in 51 su quella barca. Siamo partiti da Sfax, siamo rimasti in balia di onde altissime per 24 ore e poi ci siamo capovolti. E mi sono ritrovato da solo». La sua testimonianza è l’unico, tragico spiraglio su quanto avvenuto a una delle otto imbarcazioni indicate come disperse nel dettagliato allerta ripetutamente diffuso dal Centro di coordinamento e soccorso della Guardia Costiera italiana. L’alert, indirizzato a tutte le navi in transito lungo la rotta da Sfax a Lampedusa, rimane finora senza risposte positive nonostante le perlustrazioni.

Nicola Dell’Arciprete, Coordinatore Unicef risposta migranti e rifugiati in Italia, ha espresso le «più sentite condoglianze ai familiari e a tutte le persone colpite da questa tragedia». L’incidente, ha sottolineato, evidenzia «non solo i rischi estremi che corrono bambine, bambini e famiglie quando attraversano il Mediterraneo, ma anche la disperazione di queste famiglie nel voler raggiungere un luogo più sicuro». L’Unicef ricorda che «molti naufragi non lasciano superstiti o non vengono registrati», il che rende il bilancio reale delle vittime, soprattutto minori, «praticamente impossibile da verificare e probabilmente molto più alto». Mentre le speranze per i 380 dispersi si affievoliscono, le operazioni di soccorso continuano, sebbene a ranghi ridotti. Nella notte tra sabato e domenica, la nave umanitaria Sea-Watch 5 ha soccorso 18 persone, tra cui due bambini piccoli, da un barchino in difficoltà in zona Sar libica. Il porto assegnato per lo sbarco è Catania. Ai 14 morti ufficialmente registrati dall’OIM nei primi giorni del 2026, si aggiungono dunque questi 380 dispersi, che farebbero già impennare il tragico conteggio annuale. Un conteggio che, nel solo 2025, ha visto circa 1.700 vittime accertate sulla rotta del Mediterraneo centrale.

Per quanto riguarda le conseguenze del ciclone Harry sulla terraferma, è partita la conta dei danni nel Mezzogiorno. L’evento ha lasciato vaste aree del Sud devastate: case e negozi distrutti, infrastrutture — strade, binari, porti e stabilimenti balneari — al collasso, spiagge spazzate via e centinaia di imprese danneggiate. Fortunatamente, le evacuazioni coordinate dalla Protezione civile hanno evitato vittime. Le prime stime parlano di perdite per almeno due miliardi di euro: oltre un miliardo in Sicilia, circa mezzo miliardo in Sardegna e analogo importo sulla fascia ionica della Calabria. Il governo dovrebbe nominare prossimamente commissari per l’emergenza; Regioni e operatori chiedono interventi rapidi e risorse straordinarie. Per il settore pesca e marittimo Confcooperative Fedagripesca quantifica danni prossimi ai 40 milioni e sollecita il rifinanziamento del fondo di solidarietà.

La trappola del merito: quando la scuola alimenta il disagio giovanile

1

Dopo la pandemia, le proteste studentesche erano tornate con prepotenza a riempire le strade d’Italia. Mesi di isolamento sociale imposti dalle politiche di contenimento del Covid-19 hanno fatto esplodere le piazze, riportando gli studenti al centro della scena politica. Ad accendere la miccia erano state, in particolare, le morti di Lorenzo Parelli, Giuseppe Lenoci e Giuliano de Seta, tutti ragazzi di circa 18 anni vittime di incidenti durante il percorso di alternanza scuola-lavoro (PCTO). Ma le istanze che i giovani portavano all’attenzione delle istituzioni erano molteplici: lo stato della...

Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati.
Scegli l'abbonamento che preferisci 
(al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo.

Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra.

ABBONATI / SOSTIENI

L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni.
Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso.

Il prezzo dell’oro vola e supera i 5.000 dollari

0

Nuovo record storico per il prezzo dell’oro, che domenica ha superato quota 5.000 dollari per oncia, spinto dalla crescente domanda di beni rifugio in un contesto di incertezza economica e politica. Nel gennaio 2024, l’oncia valeva poco più di 2.000 dollari. Secondo i dati di mercato, il metallo prezioso ha continuato la sua forte corsa, sostenuto da tensioni geopolitiche, timori sulla solidità dei mercati finanziari e un dollaro più debole, fattori che hanno rafforzato l’attrattiva dell’oro come investimento sicuro. La salita dei prezzi riflette anche l’aumento degli acquisti da parte di banche centrali e investitori istituzionali, oltre ai flussi record verso fondi legati all’oro.

In molte città degli Stati Uniti si sta allargando la rivolta contro l’ICE

2

«A un certo punto ce ne andremo. Abbiamo fatto, hanno fatto un lavoro fenomenale». Così, in un’intervista telefonica al Wall Street Journal, Donald Trump ha aperto all’ipotesi di ritirare l’ICE da Minneapolis, pur senza indicare la tempistica, mentre negli Stati Uniti è riesplosa la protesta, scatenata dall’uccisione dell’infermiere americano Alex Pretti da parte della US Border Patrol, durante una retata nel centro di Minneapolis. Testimonianze video e dichiarazioni di residenti contraddicono la ricostruzione ufficiale delle autorità, secondo cui l’uomo sarebbe stato armato e avrebbe minacciato gli agenti. Nonostante il gelo, piazze e strade da San Francisco a Los Angeles, da New York a Boston si sono riempite di cortei, cartelli e slogan che chiedono verità, trasparenza e responsabilità sull’uso della forza da parte della polizia federale. I titoli dei media evocano scenari di uno scontro interno all’America senza precedenti e ricostruiscono un clima da potenziale “guerra civile”.

Alex Pretti aveva 37 anni, lavorava in terapia intensiva e stava rientrando a casa quando si è imbattuto in un’operazione dell’ICE e della Border Patrol – la polizia di frontiera – nel centro di Minneapolis. Le autorità federali hanno subito sostenuto che l’infermiere si fosse avvicinato agli agenti armato di una pistola semiautomatica e che avesse opposto una violenta resistenza agli ordini di disarmo. Tuttavia, due testimoni oculari hanno giurato che Pretti non stava brandendo un’arma. Le immagini video analizzate dalla CNN e dal New York Times, mostrano l’infermiere con un telefono in mano, intento a filmare e ad assistere una donna caduta a terra. In quei momenti viene spruzzato con spray urticante, immobilizzato e raggiunto da una raffica di colpi – almeno dieci – mentre è già a terra.

Trump ha pubblicato su Truth la foto di una pistola appoggiata sul sedile di un’auto, sostenendo che fosse l’arma dell’uomo ucciso e definendola «carica e pronta a sparare». Il presidente ha così avallato la tesi del Dipartimento per la Sicurezza Interna, secondo cui Pretti era armato con una Sig Sauer P320. Il comandante della Border Patrol, Greg Bovino, e la segretaria della sicurezza interna, Kristi Noem, hanno parlato di legittima autodifesa. Il  principale quotidiano del Minnesota, lo Star Tribune, però, contesta questa narrazione: Pretti non aveva precedenti penali ed era in possesso di regolare porto d’armi, ma non è stato dimostrato che l’arma mostrata sui social fosse davvero sua, inoltre lo stesso modello è in dotazione agli agenti federali e a molte polizie locali, alimentando i dubbi sull’origine della pistola. Un editoriale della testata avverte che il Minnesota è «su un pericoloso ciglio» e chiede che l’indagine non resti confinata «esclusivamente dietro i muri federali». I genitori di Alex Pretti denunciano le «bugie disgustose» dell’amministrazione Trump sul figlio, mentre il governatore Tim Walz chiede che indaghino le autorità locali: «Non ci si può fidare dello Stato federale», accusa, parlando di un’ICE che semina «caos e violenza». Trump ha scaricato la colpa della morte di «due cittadini americani» sui DEM, accusandoli non solo di collaborare con gli agenti federali, ma di incoraggiare «agitatori di sinistra a ostacolare illegalmente le loro operazioni per arrestare i peggiori dei peggiori».

Migliaia di persone si sono radunate domenica al Whittier Park di Minneapolis per una veglia commossa. L’evento, inizialmente nato come momento di raccoglimento, ha assunto rapidamente i toni di una manifestazione. A pochi giorni dall’uccisione di Renee Good, la morte di Pretti è diventata l’innesco di una protesta che si è rapidamente diffusa oltre i confini del Minnesota. Le contestazioni chiedono la fine delle retate, trasparenza sull’uccisione di Alex Pretti e una riforma delle politiche migratorie. Alle marce pacifiche, alle veglie e ai sit-in si sono affiancati scontri con le forze dell’ordine, uso di gas lacrimogeni e arresti, compresi quelli di cento leader religiosi cristiani, in preghiera, all’aeroporto internazionale di Saint Paul.

In questo clima, Trump ha aperto al Wall Street Journal all’ipotesi di un ritiro dell’ICE da Minneapolis. Una mossa letta come tattica: attenuare la pressione senza rinunciare alla linea dura sull’immigrazione. La Casa Bianca difende l’agenzia, ma riconosce che la contestazione è ormai nazionale. Il rischio è duplice: arretrare può sembrare una resa, insistere una provocazione. Minneapolis non è più un caso isolato: è il laboratorio di un conflitto che investe l’autorità dello Stato, i limiti della forza e l’idea stessa di legalità in America.

Spagna: un abbonamento da 60 euro al mese per utilizzare i trasporti pubblici nazionali

0
Spagna trasporto pubblico

È una delle misure più ambiziose adottate negli ultimi anni in Europa sul fronte della mobilità, pensata per semplificare l’accesso ai mezzi pubblici e ridurre il peso economico degli spostamenti quotidiani. Dal 19 gennaio 2026 la Spagna ha introdotto un nuovo abbonamento mensile nazionale ai trasporti pubblici, dal costo di 60 euro per gli adulti e 30 euro per i giovani sotto i 26 anni.
Il nuovo pass consente di viaggiare in modo illimitato su treni suburbani e regionali, servizi ferroviari a media percorrenza e autobus interregionali gestiti dallo Stato, coprendo di fatto l’intero territorio...

Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati.
Scegli l'abbonamento che preferisci 
(al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo.

Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra.

ABBONATI / SOSTIENI

L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni.
Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso.

Tempesta negli USA: in 850mila senza elettricità e voli cancellati

0

Una violenta tempesta invernale ha paralizzato gran parte degli Stati Uniti orientali e meridionali, provocando blackout diffusi e gravi disagi al traffico aereo. Oltre 850.000 persone sono rimaste senza elettricità, con situazioni critiche in Tennessee, Mississippi, Texas e Louisiana, mentre altri stati colpiti includono Kentucky, Georgia, Virginia e Alabama. Neve, pioggia gelata e temperature estremamente rigide hanno aggravato l’emergenza. Sul fronte dei trasporti, più di 10.200 voli sono stati cancellati domenica, dopo i 4.000 già annullati sabato. L’aeroporto Ronald Reagan di Washington ha sospeso tutti i voli, evidenziando la portata eccezionale dell’ondata di maltempo.

Geopolitica del collasso nucleare: il “domino” che inizierà nel 2026

4

Il 5 febbraio 2026 non sarà una data qualunque sul calendario diplomatico internazionale. Sarà il giorno in cui l’ultimo velo di protezione tra le superpotenze atomiche cadrà definitivamente. Con la scadenza ufficiale del trattato New START (Strategic Arms Reduction Treaty), il mondo entrerà in una terra di incognita legislativa, priva di limiti vincolanti al numero di testate nucleari dispiegate e, soprattutto, priva del regime di ispezioni reciproche che ha garantito una stabilità precaria, ma costante, negli ultimi decenni.
Mentre l'opinione pubblica è rimasta ipnotizzata dai...

Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati.
Scegli l'abbonamento che preferisci 
(al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo.

Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra.

ABBONATI / SOSTIENI

L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni.
Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso.

Tirana, scontri tra polizia e manifestanti durante proteste anti-governo

0
Una manifestazione contro il governo del premier Edi Rama è sfociata oggi in violenti scontri a Tirana tra i manifestanti e le forze di polizia. La protesta, indetta dal leader dell’opposizione ed ex premier Berisha, chiedeva le dimissioni dell’esecutivo, denunciando una corruzione diffusa nel Paese. La tensione è esplosa quando alcuni manifestanti hanno lanciato bombe molotov contro un edificio governativo. La polizia ha risposto con gas lacrimogeni e cannoni ad acqua. Governo e opposizione si accusano reciprocamente di corruzione e legami con le reti criminali. A novembre un tribunale ha sospeso la vice premier Belinda Balluku per un presunto caso di corruzione.