La Svizzera ha congelato tutti i beni del presidente venezuelano Nicolas Maduro e dei suoi collaboratori nel Paese. A dare la notizia è il Consiglio federale del Paese, che ha specificato che la misura avrà effetto immediato e sarà valida per quattro anni; essa, continua il Consiglio, mira a preservare beni potenzialmente «acquisiti illecitamente» e si aggiunge alle sanzioni imposte al Venezuela dal 2018.
Abruzzo: il governo approva le trivelle nonostante frane, dighe e rischi sismici
Il governo ha espresso un primo parere favorevole al progetto di estrazione di gas a Bomba, nella provincia abruzzese di Chieti, presentato da LnEnergy. La società con sede a Londra e guidata da Mark Frascogna ha ottenuto il giudizio positivo dal Comitato Pnrr-Pniec del Ministero dell’Ambiente, che riconosce però gravi criticità: rischio di subsidenza, riattivazione di faglie, sismicità indotta e possibili effetti sulla stabilità della diga del lago artificiale di Bomba, che contiene 83 milioni di metri cubi d’acqua. Manca ancora il nulla osta del Ministero della Cultura. La riproposizione dell’istanza ha riacceso la protesta dei cittadini che da oltre 15 anni lottano contro il progetto, che era già stato bocciato in passato, anche dal Consiglio di Stato nel maggio 2015, richiamando il principio di precauzione.
Nell’alta Val di Sangro, i sindaci locali, incluso quello di Bomba, Raffaele Nasuti, hanno annunciato l’intenzione di presentare ricorso al TAR non appena il decreto ministeriale sarà pubblicato, evidenziando presunti «vizi di forma e difetti sostanziali» nella procedura autorizzativa. La Commissione VIA nazionale ha espresso un giudizio positivo sulla compatibilità ambientale, condizionando l’ok all’istituzione di un Osservatorio ambientale per monitorare gli impatti e alla successiva approvazione del Ministero della Cultura. Tuttavia, tecnici e amministratori locali rilevano che il comitato nazionale non ha competenza specifica sulle fasi operative di estrazione e raffinazione degli idrocarburi e che le criticità tecniche non sono state risolte. Nel novembre 2018 la Commissione nazionale VIA aveva espresso parere negativo al progetto di estrazione di gas proposto dalla Cmi Energia, ritenendo insufficiente la documentazione tecnica presentata e troppo elevati i rischi per la sicurezza, evidenziando gravi criticità idrogeologiche e la presenza di decine di frane attive attorno al lago e sulla sponda del monte Tutoglio. Gli esperti regionali avevano parlato di oltre 80 “movimenti di massa” nella zona, segno di una morfologia instabile e sensibile anche a piccoli cambiamenti geomorfologici. Sembrava una guerra vinta per Bomba, che invece oggi si ritrova a combattere. Gli oppositori al progetto di estrazione del gas sottolineano che l’applicazione del principio di precauzione – invocato nel 2015 dal Consiglio di Stato – implicherebbe un blocco preventivo di attività potenzialmente dannose fino al consolidamento scientifico dei rischi; la mera istituzione di un osservatorio ambientale non è considerata adeguata a prevenire possibili eventi irreversibili.
Negli ultimi decenni la Val di Sangro ha subito trasformazioni infrastrutturali che hanno lasciato segni profondi sul territorio e sulle comunità locali. La costruzione della diga di Bomba, tra il 1955 e il 1960, ha contribuito allo spopolamento dei paesi e fu accompagnata da numerose frane: durante i lavori una vasta massa di terreno crollò sul lato destro della diga, evitando una tragedia solo perché l’evento avvenne di notte. Anche il versante del Monte Tutoglio dovette essere rinforzato con ingenti colate di cemento, mentre entrambe le sponde del lago restano tuttora interessate da movimenti franosi, peggiorati nel tempo. A distanza di anni, la realizzazione della strada di fondovalle confermò la fragilità dell’area: il viadotto di Bomba, costruito nonostante i timori degli abitanti, iniziò a sprofondare subito dopo il completamento a causa del terreno instabile. L’opera non entrò mai in funzione e venne abbandonata, diventando nel tempo il simbolo di un’infrastruttura concepita senza un’adeguata valutazione delle condizioni geologiche del territorio.
La decisione del governo ha riacceso la mobilitazione popolare. Il 27 dicembre 2025 si è tenuta una fiaccolata di protesta con la partecipazione di cittadini, amministratori locali, associazioni e comitati ambientalisti contrari al progetto. La manifestazione, organizzata dal comitato “Gestione partecipata del territorio”, ha messo in evidenza la contrarietà diffusa all’idea di trasformare un’area agricola e naturale in un sito industriale di estrazione e trasformazione di gas, richiamando la memoria storica dei dissesti e invocando alternative energetiche sostenibili. Le opposizioni, infatti, non si limitano a denunciare le criticità geologiche, ma propongono di inserire il lago e l’area circostante in una riserva naturale protetta come strumento di tutela ambientale a lungo termine.
Ucraina, si dimette il capo dei servizi segreti Vasyl Malyuk
Vasyl Malyuk ha annunciato le dimissioni da capo del Servizio di Sicurezza dell’Ucraina (Sbu), incarico ricoperto dal luglio 2022. La notizia è stata diffusa dal canale Telegram dell’Sbu e rilanciata da Rbc Ukraina. In un messaggio ufficiale, Malyuk ha spiegato di lasciare la guida dell’agenzia ma di restare all’interno della struttura per occuparsi di operazioni speciali asimmetriche, con l’obiettivo di infliggere il massimo danno al nemico. Secondo i media ucraini, il presidente Zelensky gli avrebbe proposto altri incarichi istituzionali, offerta che Malyuk avrebbe rifiutato.
Stragi di Capaci e via D’Amelio, si riapre tutto: nuova indagine sui mandanti
Sulle stragi del 1992 si riapre per l’ennesima volta la partita, all’insegna di uno scontro istituzionale senza precedenti. Per la seconda volta dal 2022, il gip di Caltanissetta, Graziella Luparello, ha infatti deciso di opporsi alla richiesta di archiviazione della Procura nissena sui mandanti esterni degli attentati, ordinando ulteriori indagini. I pm hanno però reagito ricorrendo in Cassazione contro il provvedimento, giudicato “abnorme”, rifiutandosi di porre in essere attività urgenti. Sullo sfondo, gli elementi sempre più centrali sul possibile ruolo dell’eversione di destra e dei servizi deviati dietro la pianificazione e l’esecuzione degli attentati di Capaci e via D’Amelio.
Nel suo provvedimento, tra le altre indagini, la gip Luparello ordinava anche «attività a sorpresa», dunque connotate da forte urgenza, che però i magistrati non hanno eseguito, avendo preferito presentare ricorso alla Suprema Corte contro il rigetto della stessa Luparello. Chiaro il rischio: bruciare indagini che potrebbero essere essenziali – attraverso atti non ripetibili – per avvicinarsi alla verità. In seguito alla richiesta di archiviazione da parte della Procura, Luparello in estate aveva riaperto la camera di Consiglio su richiesta dell’avvocato di Salvatore Borsellino, Fabio Repici, che aveva depositato una nota in cui si evinceva che Paolo Borsellino fosse interessato al collaboratore Alberto Lo Cicero, braccio destro del boss di San Lorenzo Mariano Tullio Troia – condannato per l’attentato del 23 maggio ’92, detto “‘U Mussolini” per le sue simpatie di estrema destra e, a detta di Lo Cicero, legato al capo di Avanguardia Nazionale Stefano Delle Chiaie. A provarlo sarebbe infatti un verbale, risalente a una riunione andata in scena a Palermo il 15 giugno 1992, alla quale presero parte cinque magistrati, tra cui Borsellino. Dal documento si evidenzia come i giudici presenti si scambiarono informazioni legate alla strage di Capaci e alle intercettazioni disposte nei confronti di Lo Cicero
Inoltre, nella puntata andata in onda ieri sera, la trasmissione Report ha trasmesso un audio inedito di un interrogatorio del 5 giugno 2007, in cui Lo Cicero racconta al pm Gianfranco Donadio i sopralluoghi attribuiti a Stefano Delle Chiaie sui luoghi della strage di Capaci. Lo Cicero ha affermato di aver visto Delle Chiaie a Palermo nel ’92, in contatto con ambienti mafiosi e con il boss Mariano Troia, e di aver riferito sospetti e movimenti anomali a Paolo Borsellino. A rispondere alle domande del pm c’è anche Maria Romeo, compagna di Lo Cicero e sorella dell’autista di Delle Chiaie. Il 9 dicembre scorso, audito in Commissione Antimafia, il Procuratore di Caltanissetta, Raffaele De Luca, aveva affermato che «l’ipotesi della pista nera per quanto riguarda le stragi di mafia del 1992, legata al terrorista Stefano delle Chiaie, vale zero tagliato». Evidentemente, la gip non la pensa così.
Nel frattempo, è arrivata un’altra notizia: il 2 gennaio Fabio Repici ha diffidato i pm nisseni a «eseguire senza indugio» le indagini, in particolare «l’attività a sorpresa». «La Procura, con iniziativa inusitata, ha proposto ricorso per Cassazione», ha scritto l’avvocato nella diffida, ma «non esiste alcuna possibilità per cui la Procura della Repubblica possa omettere l’espletamento delle ulteriori indagini ordinate dal Giudice». Addirittura, secondo Repici, «l’eventuale inazione del pm integrerebbe le fattispecie delittuose di cui agli artt. 328 e 378 cp», ovvero rifiuto di atti di ufficio e favoreggiamento. «A fronte di quanto ascoltato nella puntata di Report, per quanto portato avanti dalla Procura di Caltanissetta non si può più parlare di depistaggio ma di vero e proprio occultamento delle prove – ha scritto in un comunicato Salvatore Borsellino –. E la deposizione del Procuratore De Luca alla Commissione Parlamentare Antimafia, non secretata, si configura come un atto pubblico di sottomissione ai voleri del Governo di eliminare e nascondere la partecipazione dell’eversione di destra alle stragi di Capaci e di Via D’Amelio». Il clima, dunque, si fa sempre più rovente.
Nel maggio del 2022, respingendo la prima richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura, Luparello aveva dato impulso a nuove indagini ed esplicitato anche i “binari” sui quali far convogliare le energie investigative dei pm: la possibile rilevanza della «pista ‘istituzionale’», incentrata sul «concorso nelle stragi di personaggi delle istituzioni deviate, eventualmente organizzati in organismi paramilitari», quella della «pista nera», che evidenzi le possibili «collusioni tra mafia siciliana ed esponenti di destra eversiva» nell’ambito della «lettura coordinata dei diversi delitti eccellenti degli anni ’80-’90», ma anche quella dell’eventuale presenza «di un anello di carattere politico individuabile in un personaggio o in un partito politico che potrebbe aver concorso a definire la strategia della tensione, allo scopo di legarsi, in un reciproco ‘do ut des’, a Cosa Nostra».
Chieti, assalto a portavalori: chiuso tratto Ortona-Pescara Sud
Questa mattina, sull’autostrada A14, nei pressi di Ortona (Chieti), un furgone portavalori diretto verso Pescara è stato assaltato da un commando armato. I rapinatori hanno bloccato il mezzo con un’auto di traverso e chiodi sull’asfalto, sparando colpi d’arma da fuoco e usando esplosivo per aprire il portavalori. Il bottino ammonterebbe a circa 400mila euro. Non si registrano feriti. Durante l’azione sono state incendiate alcune auto: in totale risultano coinvolti tre veicoli e un camion. Per il fumo due persone sono state soccorse dal 118. Il tratto Ortona–Pescara Sud è stato chiuso, causando lunghe code.
Ucraina: raid russo su Kiev, almeno 2 morti
È di due morti e di almeno quattro feriti il bilancio di un raid russo condotto nella notte in Ucraina. A Kiev un raid ha colpito aree residenziali, colpendo anche un centro medico privato nel distretto di Obolonskyi, dove due persone sono rimaste gravemente ferite. Danni sono stati registrati anche nella regione circostante la capitale, dove infrastrutture civili e abitazioni sono state interessate dagli attacchi. Le difese aeree ucraine sono entrate in funzione per intercettare parte dei missili e dei droni lanciati da Mosca. Le autorità invitano la popolazione a restare nei rifugi, mentre il bilancio potrebbe aggravarsi nelle prossime ore.
Trump, imperialismo senza freni: vuole anche Cuba, Colombia e Groenlandia
«L’America può proiettare la propria volontà ovunque, in qualsiasi momento». La frase pronunciata dal capo del Pentagono Pete Hegseth il 3 gennaio in conferenza stampa fotografa senza ambiguità il nuovo corso dell’imperialismo trumpiano. Il Venezuela non è un’eccezione, ma un ritorno all’origine: la riaffermazione della dottrina Monroe in versione aggiornata: “Le Americhe agli americani” diventa un principio operativo che ridefinisce l’America Latina come “cortile di casa”, spazio naturale di influenza e intervento di Washington. In questo quadro, la cattura di Maduro assume un valore soprattutto simbolico, mentre l’asse della pressione si sposta anche su Cuba e Colombia. A questi si aggiunge la Groenlandia, rivendicata da Trump come necessità strategica per la sicurezza USA, nonostante il secco no di Copenaghen.
A fare da megafono alle ambizioni neoimperialiste di Washington è Marco Rubio che ha difeso l’operazione in Venezuela chiarendo che: «Questo è il nostro emisfero». Parole che demarcano la politica muscolare della Casa Bianca ed evocano una memoria storica tutt’altro che sepolta. Il linguaggio dell’“amministrazione temporanea”, già ascoltato a Panama e poi in Iraq, oggi viene riproposto in forma quasi identica con Caracas, confermando come la promessa di gestione responsabile si traduca spesso in puro dominio. E proprio nelle ultime ore, il Segretario di Stato, figlio di emigranti controrivoluzionari cubani, durante una intervista alla NBC, ha parlato apertamente di “preoccupazione” per i vertici dell’Avana, lasciando intendere scenari di regime change, affermando che il governo cubano «è un enorme problema» ed è «in grossi guai». «Non penso che sia un mistero il fatto che non siamo dei grandi fan del regime cubano», ha ricordato Rubio.
L’attacco frontale più netto è, però, quello contro la Colombia. Trump ha accusato il governo di Bogotá di non affrontare adeguatamente il narcotraffico e ha lasciato intendere possibili misure severe, includendo la minaccia di intervento militare. Vittima degli strali è il presidente Gustavo Petro, che secondo il tycoon «produce cocaina, la manda negli Stati Uniti, quindi stia attento a non farsi beccare». Petro ha respinto le accuse su X, definendole infondate e strumentali, ha rivendicato la sovranità della Colombia e avvertito che il suo Paese non accetterà pressioni, minacce o ingerenze esterne. Anche il Messico è finito nel mirino di Washington: «Dobbiamo fare qualcosa con il Messico, il Messico deve darsi una regolata» ha dichiarato Trump sull’aereo presidenziale. In una intervista a Fox News, il tycoon ha sostenuto che la presidente messicana Claudia Sheinbaum non stia realmente governando il suo Paese, ma che siano invece i cartelli della droga a controllare la nazione: «Quindi dobbiamo fare qualcosa», ha concluso Trump.
Dopo aver rilanciato le minacce in America Latina, Trump ha posto al centro dell’agenda anche la Groenlandia, definendola “necessaria” agli Stati Uniti: «Abbiamo bisogno della Groenlandia dal punto di vista della sicurezza nazionale, e la Danimarca non sarà in grado di occuparsene». Il presidente USA ha collegato la posizione artica del territorio alla crescente presenza di navi russe e cinesi, sostenendo che Washington deve avere un ruolo maggiore nel controllo dell’isola autonoma e che ciò sarebbe anche nell’interesse europeo: «L’UE ha bisogno che noi abbiamo la Groenlandia». In un’intervista all’Atlantic, il presidente ha ribadito che l’obiettivo è «Prendere il controllo fino a quando non ci sarà una transizione ordinata». Le tensioni sono aumentate dopo un post della podcaster Katie Miller, moglie di Stephen Miller, uno dei più stretti collaboratori di Trump, che ha pubblicato un’immagine della Groenlandia coperta dalla bandiera USA con la scritta «Presto». La reazione di Copenaghen è stata netta: la premier danese Mette Frederiksen ha respinto al mittente ogni ipotesi di annessione o di minacce, affermando che gli Stati Uniti non hanno alcun diritto di prendere il controllo della Groenlandia e invitando Washington a cessare ogni pressione su un alleato storico.
Dalle Ande all’Artico emerge una strategia coerente di Washington: colpire i governi non allineati, ridisegnare rapporti di forza e imporre interessi strategici in nome della sicurezza. È un neoimperialismo senza freni, che cambia linguaggio rispetto al passato ma non natura, mentre guerra e violazione della sovranità rimangono prassi ordinaria.











