I lavoratori del settore dei trasporti incroceranno le braccia per più giorni questa settimana. Si inizierà con lo stop dell’intero comparto dell’aviazione civile di giovedì 26 febbraio, data decisa dopo che il ministro dei Trasporti Salvini aveva precettato lo sciopero del comparto durante lo svolgimento delle Olimpiadi. Alcune compagnie, come Ita Airways, hanno annunciato la cancellazione di oltre la metà dei collegamenti previsti per quel giorno e il successivo. Venerdì 27 e sabato 28 sarà la volta di Ferrovie per lo Stato, con lo stop ai treni di lunga percorrenza e regionali. A fermarsi saranno anche i lavoratori del trasporto merci su rotaia.
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Tra proteste, militarizzazioni e sabotaggi, sono finite le Olimpiadi Invernali
Si sono concluse, accompagnate dal corteo di protesta della Rete Olimpiadi No Grazie, le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026. L’evento, iniziato lo scorso 6 febbraio, è stato segnato per tutto il suo svolgimento da proteste e sabotaggi, in un contesto di militarizzazione dei centri urbani interessati e mancato raggiungimento delle aspettative di afflusso all’evento – con migliaia di biglietti rimasti invenduti e appartamenti sfitti, anche a causa dei prezzi estremamente elevati. Così, mentre la viabilità di Verona veniva modificata per via dello svolgersi della cerimonia di chiusura presso l’Arena, alcune centinaia di cittadini si sono ritrovati in piazza per ricordare «quanto rappresentano queste Olimpiadi», tra insostenibilità ambientale e spreco di risorse economiche.
Mentre all’arco della pace a Milano veniva spento il braciere olimpico, a Verona sfilavano artisti, atleti e bandiere. All’interno delle mura dell’Arena presenti diverse figure istituzionali, come la prima ministra Giorgia Meloni, che hanno assistito alla cerimonia di chiusura e al passaggio di consegne alla Francia, che ospiterà i prossimi giochi invernali. All’esterno, invece, un corteo formato da molteplici realtà attiviste: i manifestanti si sono ritrovati alle 15:30 presso Porta Palio, per poi muoversi verso Piazza Sacco e Vanzetti, davanti all’arsenale. Per l’occasione sono state schierate decine di agenti delle forze dell’ordine in tenuta antisommossa, che hanno blindato le strade accompagnati dalle camionette.
Le Olimpiadi sono iniziate lo scorso 6 febbraio, segnate da militarizzazione, prezzi alle stelle e biglietti invenduti. Nonostante le celebrazioni, non sono andate come sperato: all’inizio dell’evento, era prevista la vendita di 1,5 milioni di biglietti, ma ne erano stati strappati solo 1,2 milioni, di cui 300mila destinati agli sponsor; il mancato raggiungimento della soglia prevista ha costretto gli organizzatori a lanciare promozioni come il “compri 2 e paghi 1” e agevolazioni ai volontari. Il tema dell’invenduto è stato denunciato anche dall’Associazione italiana gestori affitti brevi, che al posto del boom turistico sperato si è ritrovata il tasso di occupazione delle case peggiore degli ultimi 11 anni. Nei mesi, tra i proprietari c’è chi ha scommesso sulla buona riuscita dell’evento, arrivando a chiedere fino a 180mila euro per due settimane a Milano. Presto, tuttavia, si è dovuto scontrare con la realtà; a gennaio la bolla speculativa è esplosa, con cali dei prezzi medi per gli affitti nelle località interessate pari al 30%.
«La manifestazione non è una protesta generica, ma un atto di accusa contro un modello che privatizza i profitti e socializza i costi, che distrugge territori in nome dell’evento, che riduce gli spazi democratici, che normalizza guerra e distruzione ambientale sotto la copertura dello sport», si legge in un comunicato della Rete Olimpiadi No Grazie. Quello del danno ai territori è stato sin da subito uno dei temi più criticati alle opere in programma per le Olimpiadi Milano-Cortina. Il progetto simbolo di tali contestazioni è stato quello della pista da Bob di Cortina, per la quale sono stati tagliati oltre 20mila m2 di bosco e 500 larici secolari, assieme a un altro migliaio di piante. In generale, la costruzione delle opere è stata corredata da scandali, sprechi e malagestione: numerose opere non hanno visto la luce in tempo per l’inizio dell’evento, e più di una volta la Fondazione si è trovata costretta a chiedere prestiti aggiuntivi alle regioni; l’ultima volta, a poco più di una settimana dall’inaugurazione.
L’altro volto delle Olimpiadi sono state proprio le proteste. Oltre ai danni ambientali e sociali ai territori coinvolti, i vari cortei che hanno sfilato contro l’evento hanno criticato la partecipazione di Israele alla kermesse sportiva. La risposta della politica è stata quella di militarizzare le principali città coinvolte, specie in coincidenza con lo svolgimento degli eventi, così come successo ieri a Verona; la prima ministra Meloni, invece, ha rilasciato accese dichiarazioni contro i dimostranti affermando che chi manifestasse contro le Olimpiadi fosse contro l’Italia.
In questi giorni, infine, si sono moltiplicati gli episodi di sabotaggio nelle ferrovie, contro cui il governo ha schierato l’antiterrorismo. Il primo episodio risale al 7 febbraio, quando è stato incendiato un tratto della linea Ancona-Rimini: «Quest’azione mira a rendere visibili le contraddizioni che si porta con sé lo spettacolo delle Olimpiadi, in questo caso quelle invernali Milano Cortina ’26. Tra i vari partner ufficiali di questi giochi ci sono aziende come Leonardo, ENI, Gruppo FS, che collaborano e speculano su guerre e devastazione della terra in nome del feroce progresso capitalista», si legge in un comunicato apparso su La nemesi, blog di area anarchica. Nelle stesse ore, nei pressi di Bologna, un incendio ha tranciato i cavi di un deviatoio, portando alla chiusura temporanea della linea ferroviaria. Una settimana dopo si sono verificati altri tre atti di sabotaggio, uno tra le stazioni di Abbadia e Mandello del Lario, un secondo sulla linea AV Roma-Napoli, e un altro sulla linea AV Roma-Firenze, fra Tiburtina e Settebagni.
Venezuela: 200 detenuti politici in sciopero della fame
Oltre duecento detenuti politici in Venezuela hanno iniziato uno sciopero della fame per chiedere una nuova legge sulla amnistia. La protesta è stata lanciata in risposta all’approvazione dell’ultima norma sulla questione, che li esclude dalla scarcerazione. Lo sciopero è iniziato nel carcere di Rodeo I, circa 40 chilometri a est della capitale Caracas, dove sono detenuti diversi militari. A scioperare sia venezuelani che stranieri.
In Iran gli studenti sono tornati a protestare contro il governo
Gli studenti iraniani sono tornati a protestare all’interno di numerose università in tutto il Paese. Nelle giornate di ieri e oggi, numerosi campus si sono riempiti di giovani che commemoravano i caduti durante le mobilitazioni di gennaio, che il governo ha represso nel sangue. Il numero di morti è incerto a causa delle scarse informazioni dirette a disposizione, ma potrebbe aggirarsi intorno ad alcune migliaia. Le commemorazioni si sarebbero presto trasformate in manifestazioni contro il regime: al momento, secondo quanto riportato dai media locali, le forze militari sarebbero entrate in alcuni campus, mentre nella città di Mashhad sono stati segnalati scontri.
Le proteste sono iniziate ieri, sabato 21 gennaio. Alcuni video di attivisti online mostrano immagini di studenti che marciano vestiti di nero, intonando slogan quali “Morte ai tre gruppi corrotti: i mullah, la sinistra e Mujahedin-e Khalq”. A Teheran, le forze armate avrebbero violentemente attaccato gli studenti con proiettili e gas lacrimogeni. Le proteste hanno coinvolto alcuni dei principali campus del Paese, come la Sharif University of Technology della capitale, la Ferdowsi di Mashhad e l’Università Khajeh Nasir di Teheran, ma come già capitato per le proteste esplose all’inizio di quest’anno (quando il governo ha bloccato internet e arrestato centinaia di persone), le informazioni sono poche e frammentate. Le proteste erano iniziate per via dell’aumento dei prezzi e del crollo del valore della valuta locale ed avevano presto coinvolto tutto il Paese. Secondo la ONG Iran Human Rights, al momento sarebbero almeno 26 i manifestanti condannati a morte, mentre altre centinaia sono a rischio – inclusi bambini.
Secondo il mezzo di informazione Iran International, che ha sede a Londra, gli universitari sono scesi in piazza per commemorare le vittime del regime. I paramilitari del gruppo Basij starebbero già cercando di identificare i soggetti coinvolti. Non è chiaro come il governo intenda reagire al momento, ma il vicepreside dell’Università di Teheran ha dichiarato che “non sosterrà in alcun modo gli studenti” se le proteste si faranno “violente” e che “gli slogan contro l’establishment” fanno solo “perdere tempo”. Il ministero della Scienza ha dichiarato: “non permetteremo che l’ambiente universitario diventi insicuro”, condannando alcuni degli scontri all’università di Sharif.
Le proteste sono scoppiate in un momento molto delicato per il Paese. I negoziati tra Teheran e Washington, volti a trovare un accordo sul nucleare, procedono molto a rilento, mentre gli USA ammassano sempre più mezzi militari intorno al Paese. Nella serata di ieri, inoltre, il governo iraniano ha deciso di designare le forze armate aeree e marine dell’Unione Europea come “organizzazioni terroristiche”, in base al “principio della reciprocità”. La decisione segue un provvedimento analogo dell’Unione, la quale, lo scorso 19 febbraio, ha designato come entità terroristica le Guardie della Rivoluzione iraniane – sulla scia di quanto già fatto dagli USA nel 2019. Il pretesto è stata proprio la repressione contro i movimenti antigovernativi di gennaio.
USA, uomo armato viola perimetro residenza Trump: ucciso
I servizi segreti degli USA hanno riferito di aver ucciso un uomo “che sembrava trasportare un fucile e una tanica di benzina” e che avrebbe violato il perimetro della residenza di Trump di Mar-a-Lago, in Florida. Il presidente al momento si trova a Washington. L’uomo, sui vent’anni, è statto ucciso intorno all’1.30 di mattina, ora locale, ma la sua identità non è ancora stata rivelata. L’incidente “è oggetto di indagine da parte dell’FBI, dei servizi segreti statunitensi e dell’ufficio dello sceriffo della contea di Palm Beach”, ha dichiarato il responsabile della comunicazione dei servizi segreti, Anthony Guglielmi.
Uno studio scientifico getta nuove ombre sul rapporto tra plastica e infertilità globale
Le nanoplastiche possono interferire con i neuroni che regolano pubertà e fertilità, alterando meccanismi chiave del sistema riproduttivo. È questo il risultato di un nuovo studio coordinato dall’Università Statale di Milano, in collaborazione con l’Università di Torino e la Queen Mary University of London, che aggiunge nuovi preoccupanti elementi al dibattito sull’impatto dell’inquinamento da plastica sulla salute umana.
Le nanoplastiche sono frammenti inferiori a 0,001 millimetri, 50-100 volte più piccoli del diametro di un capello. Proprio per le loro dimensioni riescono a superare barriere organiche fondamentali e a penetrare nei tessuti. La ricerca si è in particolare concentrata sull’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi, il sistema biologico che controlla la funzione riproduttiva nei mammiferi e che dipende dai neuroni produttori dell’ormone di rilascio delle gonadotropine (GnRH). Se questi neuroni non si sviluppano o non funzionano correttamente, si può verificare un deficit di GnRH, condizione associata a pubertà ritardata e infertilità. Il gruppo di ricerca ha utilizzato due modelli cellulari in vitro: le cellule GT1-7, che secernono GnRH, e le cellule GN11, che simulano la migrazione dei neuroni durante lo sviluppo embrionale. I risultati mostrano che le nanoplastiche entrano nelle cellule, attraversando la membrana cellulare, mediante un meccanismo chiamato “endocitosi non classica”. Una volta all’interno, alterano la funzione neuroendocrina nelle GT1-7 e compromettono la capacità migratoria delle GN11, passaggio essenziale per il corretto posizionamento dei neuroni GnRH nel cervello.
L’analisi trascrittomica delle cellule esposte – cioè lo studio dell’insieme dei geni attivi in un determinato momento – ha evidenziato un’alterazione dell’espressione di geni chiave per lo sviluppo e la funzione dei neuroni GnRH. Integrando questi risultati con i dati di sequenziamento dell’esoma – la porzione del genoma che codifica per le proteine – di pazienti affetti da deficit noto di GnRH, i ricercatori hanno individuato varianti rare in un gene coinvolto nella regolazione trascrizionale e nei ritmi circadiani in due maschi con grave ritardo puberale. È noto dalla letteratura clinica – come hanno spoiegato le prime autrici dello studio – che le cause genetiche attualmente identificate spiegano circa il 50% dei casi di deficit di GnRH. Una quota significativa rimane quindi priva di una spiegazione genetica chiara, circostanza che ha portato a ipotizzare un possibile contributo di fattori esterni. In questo contesto, i risultati dello studio suggeriscono che l’interferenza delle nanoplastiche possa rappresentare un potenziale fattore di rischio ambientale.
Un ipotesi che non è la prima volta che fa capolino tra la comunità scientifica internazionale. Negli ultimi anni si sono anzi moltiplicate le evidenze sulla presenza di micro e nano plastiche nel corpo umano e sul loro possibile impatto sulla fertilità. Uno studio pubblicato sulla rivista Science of the Total Environment ha rilevato microplastiche in 6 campioni su 10 di liquido seminale di uomini sani residenti in un’area altamente inquinata della regione Campania. I frammenti, di dimensioni comprese tra 2 e 6 micron, sono stati individuati in soggetti non fumatori e senza patologie note. Secondo gli autori, gli organi riproduttivi maschili sono particolarmente sensibili agli interferenti chimici e le cellule spermatiche rappresentano un indicatore precoce dell’impatto dell’inquinamento. Secondo dati citati dalla Società Italiana di Andrologia, negli ultimi decenni la concentrazione media di spermatozoi si è ridotta drasticamente a livello globale, con un’accelerazione dopo il 2000. Le cause sono sicuramente multifattoriali, ma l’esposizione cronica a inquinanti ambientali è considerata uno dei fattori rilevanti. Altri studi hanno poi documentato microplastiche nelle urine, nel sangue e nella placenta umana, mentre un gruppo di ricerca internazionale ha dimostrato che particelle di dimensioni nanometriche possono superare la barriera emato-encefalica, raggiungendo il cervello.
L’inquinamento da plastica rappresenta una delle principali emergenze ambientali globali. Ogni anno vengono prodotte oltre 380 milioni di tonnellate di plastica, circa la metà destinate al monouso. Una parte consistente di questi materiali, mal gestiti o dispersi, si frammenta progressivamente in microplastiche attraverso meccanismi primari – quando rilasciate direttamente nell’ambiente, ad esempio dal lavaggio di tessuti sintetici o dall’abrasione degli pneumatici – o secondari, quando derivanti dalla degradazione di oggetti più grandi come bottiglie, buste e reti da pesca. L’ONU stimava già nel 2017 la presenza di circa 51mila miliardi di particelle di microplastica negli oceani. Queste particelle, persistenti per natura chimica dei polimeri, entrano anche nella catena alimentare attraverso organismi marini e possono arrivare sulle nostre tavole. Sono state rilevate in acqua potabile, diversi alimenti, e persino in Antartide. Di fronte a questo scenario, l’Unione Europea sta tentando di alzare un argine con l’obiettivo di ridurre del 30% il rilascio di microplastiche nell’ambiente entro il 2030, nell’ambito di una strategia più ampia contro l’inquinamento. Il Parlamento europeo ha ad oggi sostenuto il divieto di alcuni prodotti in plastica monouso e l’eliminazione della plastica oxo-degradabile, fino al divieto al glitter, alle microsfere e, in generale, all’aggiunta intenzionale di microplastiche in prodotti quali cosmetici, detergenti, fertilizzanti o materiali utilizzati su superfici sportive artificiali.
Ungheria: “bloccheremo nuove sanzioni UE alla Russia”
«Finché l’Ucraina non riprenderà il transito del petrolio verso Ungheria e Slovacchia attraverso l’oleodotto Druzhba, non permetteremo che decisioni importanti per Kiev vengano portate avanti»: lo ha dichiarato il ministro degli Esteri ungherese, Péter Szijjártó, che ha annunciato l’intenzione del suo Paese di bloccare il ventesimo pacchetto di sanzioni UE contro Mosca. Le misure dovrebbero essere discusse domani, nell’ambito della riunione del Consiglio degli Affari Esteri UE.









