È entrato nel quinto giorno l’assedio condotto dall’esercito siriano contro i quartieri curdi di Aleppo. I miliziani del governo di al-Sharaa stanno tentando l’ingresso a Sheikh Maqsoud e Ashrafiyeh a suon di bombardamenti a tappeto, carri armati e colpi di artiglieria. Si contano decine di morti e centinaia di feriti, con diversi siti sensibili colpiti, come l’ospedale di Sheik Maqsoud. La resistenza dei curdi continua, mentre si moltiplicano le manifestazioni di solidarietà nel Rojava e a Erbil, nel Kurdistan iracheno.
Corte europea: l’Italia viola la privacy dando al Fisco accesso ai conti bancari
La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha stabilito che l’Italia deve rivedere le norme che consentono all’Agenzia delle Entrate di accedere ai dati bancari dei contribuenti. Con una sentenza pubblicata l’8 gennaio 2026, incentrata sul ricorso di due cittadini italiani, i giudici di Strasburgo hanno infatti rilevato una violazione del diritto alla vita privata, sancito dall’articolo 8 della Convenzione. La condanna non mette in discussione la legittimità della lotta all’evasione, ma critica aspramente il sistema italiano, giudicato carente di garanzie chiare e di controlli effettivi contro l’arbitrarietà, con il risultato di lasciare alle autorità un margine di discrezionalità troppo ampio.
Nello specifico, la vicenda da cui sfocia il verdetto ha avuto origine tra il 2019 e il 2020, quando i due ricorrenti furono informati dalle rispettive banche che l’Agenzia delle Entrate aveva richiesto l’accesso a un’ampia mole di informazioni: saldi, movimenti, cronologia delle transazioni e operazioni finanziarie riconducibili ai loro conti, per periodi compresi tra uno e due anni. La base giuridica interna per questo accesso si fonda sulle disposizioni del DPR 633/1972 (IVA) e del DPR 600/1973 (imposte dirette), con autorizzazione rilasciata da dirigenti dell’Amministrazione. Nel suo esame, la Corte Europea dei Diritti Umani si è concentrata proprio su questo sistema, chiedendosi se esso assicuri regole prevedibili e tutele concrete.
Nella sentenza, la Corte ha spiegato che i dati bancari, pur essendo informazioni finanziarie, costituiscono dati personali sensibili e rientrano nella nozione di vita privata protetta dalla Convenzione. La ricostruzione dei movimenti di conto può infatti descrivere abitudini, relazioni economiche, scelte di vita e attività professionali. Di conseguenza, l’accesso dell’autorità fiscale ai conti rappresenta un’interferenza rispetto a tale diritto. Un’interferenza che può essere giustificata solo se viene prevista da una legge chiara, se persegue un obiettivo legittimo – come il contrasto all’evasione – e se è accompagnata da idonee garanzie contro gli abusi. Sul primo e sul terzo requisito, la disciplina italiana è stata ritenuta dai giudici gravemente carente.
Secondo la Corte, infatti, la normativa italiana consente l’accesso ai dati bancari mediante formule troppo ampie e generiche, legate alla mera verifica della correttezza fiscale. Una base così vaga non delimita in modo sufficiente né le condizioni di attivazione, né i limiti dell’acquisizione, né l’ampiezza del perimetro informativo. «Il quadro giuridico interno non ha garantito ai ricorrenti il livello minimo di protezione a cui avevano diritto ai sensi della Convenzione», scrive la Corte, evidenziando come il potere dell’Amministrazione possa assumere una connotazione esplorativa e difficilmente controllabile.
Un punto critico cruciale individuato dalla sentenza è l’assenza di un obbligo di motivare le richieste di accesso. L’Italia ha invocato diverse circolari interne dell’Agenzia delle Entrate che individuano criteri specifici, ma secondo i giudici della CEDU tali regole non sono sufficientemente «vincolanti» se, nella prassi, l’autorizzazione all’accesso non deve essere motivata. Se manca l’obbligo di motivazione, diventa impossibile verificare se l’Amministrazione abbia effettivamente rispettato i criteri indicati. Inoltre, il sistema manca di un controllo preventivo o successivo effettivo. Il contribuente non può impugnare in maniera autonoma e tempestiva l’autorizzazione all’accesso bancario, potendo contestarla solo quando riceve l’atto impositivo finale, a volte anni dopo. I rimedi interni, come il ricorso al giudice civile o al Garante del contribuente, non sono considerati idonei, in quanto non garantiscono una revisione indipendente, tempestiva e vincolante.
La CEDU qualifica la violazione come sistemica, derivante non da un singolo errore ma dal modo in cui le norme sono scritte e interpretate. Pertanto, ai sensi dell’articolo 46 della Convenzione, l’Italia è chiamata ad adottare misure generali di riforma. L’obiettivo è duplice: introdurre regole più specifiche e precise sui presupposti e sulle condizioni dell’accesso ai dati bancari, obbligando l’Amministrazione a motivare le sue richieste, e garantire un controllo giudiziario o indipendente effettivo, disponibile in tempi ragionevoli e non subordinato all’esito dell’intero accertamento. Il messaggio di Strasburgo, insomma, è chiaro: la lotta all’evasione resta un obiettivo legittimo e prioritario, ma non può prescindere dal rispetto di garanzie procedurali fondamentali.
Treni, in corso sciopero: disagi fino alle 21
È in corso di svolgimento oggi, sabato 10 gennaio, uno sciopero dei treni indetto da diversi sindacati, tra cui Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Cub Trasporti e Sgb. La protesta coinvolge il personale di Ferrovie dello Stato, Trenitalia, Trenitalia Tper, Italo e Trenord. Lo sciopero è iniziato alle 21 di ieri e proseguirà fino alle 21 di oggi. Sono garantiti alcuni collegamenti a lunga percorrenza e i treni nelle fasce 6-9 e 18-21. Al di fuori di questi orari sono possibili cancellazioni e ritardi. I sindacati protestano contro condizioni contrattuali giudicate insufficienti, carichi di lavoro e problemi di sicurezza.
La pesca immaginaria
Dove manca il mare il tempo ha soltanto una direzione, appare come un succedersi lineare, articolato in scadenze, appuntamenti, compiti, incontri che si succedono; il lavoro scandisce le ore che restano a disposizione, il cellulare invade i nostri spazi, pretende e offre attenzione; l’amore stesso è figlio di un tempo determinato, sta lì e non altrove.
Dove invece c’è il mare siamo di fronte a una creazione perpetua, a un esserci e non esserci che ci accompagna come un’onda, come un respiro, siamo chiamati a fare parte di qualcosa, a non dimenticare ma anche a perderci nel divenire. Nel mare stiamo e non stiamo , siamo imbarcati nell’oscillare dello scafo e insieme rimaniamo a riva, il luogo deputato all’attesa, al nuovo o al consueto che dovrà sbarcare.
Mare o non-mare, Omero stesso una volta cantò di Ulisse che pensava alla terra come a una donna, una meta da raggiungere, quando il desiderio ti sospinge a restare al largo e incoraggiare i tuoi compagni ma, nello stesso tempo, ti attira verso una riva, anche una riva perfino sconosciuta.
Il mare, come il cielo, è gonfio di futuro, ma nulla ti chiede. La terra invece è prigioniera di una cronologia prefissata, impone risposte.
Ma è la pesca a spiegare tutto, la pesca parte la notte e ha bisogno di un approdo, di una destinazione dove materialmente mostrarsi come risultato tangibile.
La pesca come speranza diventa concreta dopo. Prima raffigura la nostra dimensione umana, di attraversare, trovare uno scopo, condividere, organizzarsi.
Per sottrarsi alle trappole della volontà altrui, è bene coltivare una pesca immaginaria, ostinarsi con leggerezza e attenzione sulla nostra rotta, nostra, soltanto nostra, senza dimenticare che anche il cielo ha due modi di parlarci, con le nuvole di giorno, con le stelle la notte.
Conflitto russo-ucraino: Mosca abbatte 59 droni
Il conflitto russo-ucraino prosegue con nuove ondate di attacchi incrociati con droni. Il ministero della Difesa russo ha dichiarato di aver abbattuto 59 velivoli ucraini nelle ultime ore sul territorio della Federazione, di cui 11 nell’area del Mar Nero e 10 nella regione di Krasnodar. Nella regione di Volgograd, i detriti di un drone hanno colpito un deposito di petrolio a Oktyabrsky, causando un incendio e l’evacuazione dei residenti. In Ucraina, nella regione di Dnipropetrovsk, tre persone sono rimaste ferite dopo attacchi russi notturni che hanno provocato incendi, danni alle infrastrutture e blackout.
Approvato il trattato Europa-Mercosur: decisivo il sì del governo italiano
Dopo oltre un quarto di secolo di negoziati, l’Unione Europea ha dato il via libera all’accordo di libero scambio con i Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay), creando la più grande area commerciale al mondo con circa 700 milioni di consumatori. Il voto favorevole del governo italiano è stato determinante per raggiungere la maggioranza qualificata. Nello specifico, il trattato eliminerà la stragrande maggioranza dei dazi, promettendo miliardi di euro di risparmi per le imprese europee. Al contempo, però, scatena le proteste degli agricoltori, preoccupati dalla concorrenza, e delle organizzazioni a tutela dei consumatori, che lanciano l’allarme sul tema della sicurezza alimentare.
L’approvazione formale è arrivata dagli ambasciatori dei Ventisette riuniti nel Coreper, con i voti contrari di Francia, Polonia, Austria, Irlanda e Ungheria e l’astensione del Belgio. Il sostegno di Roma, inizialmente scettica, ha quindi ribaltato gli equilibri. Soddisfatta la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che ha commentato: «In un momento in cui il commercio e le dipendenze vengono trasformati in armi e la natura pericolosa e transazionale della realtà in cui viviamo diventa sempre più evidente, questo storico accordo commerciale è un’ulteriore prova che l’Europa traccia la propria rotta e si propone come un partner affidabile». Von der Leyen volerà in Paraguay il 12 gennaio per la firma ufficiale.
Il via libera dell’Italia, frutto di un negoziato guidato dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, è giunto dopo aver ottenuto una modifica per la tutela dei produttori nazionali. «Abbiamo migliorato un accordo che portava indubbi vantaggi per il sistema italiano industriale e agricolo ma che per alcuni settori rappresentava criticità», ha affermato Lollobrigida, sottolineando il risultato ottenuto «di abbassare la soglia del meccanismo di salvaguardia dall’8 per cento al 5 per cento e il rafforzamento del sistema dei controlli per le merci all’ingresso nell’Unione europea». Si tratta del cosiddetto “freno d’emergenza”: per prodotti sensibili come carne bovina, pollame, riso e zucchero, se le importazioni aumentano del 5% o i prezzi calano del 5%, la Commissione potrà avviare un’indagine e, in caso di rischio per il mercato UE, reimporre i dazi.
L’accordo, che rimuoverà circa il 91% dei dazi sulle merci europee verso il Mercosur e il 92% di quelli in direzione opposta, promette di far risparmiare alle aziende UE circa 4 miliardi di euro all’anno. Per l’agroalimentare europeo, l’intesa protegge 58 Indicazioni Geografiche italiane, dall’Aceto balsamico di Modena al Parmigiano Reggiano, dal Prosecco al Prosciutto di Parma, e prevede quote di importazione «molto limitate» per i prodotti sensibili. Nonostante le garanzie, l’accordo divide profondamente l’Europa e scuote il settore agricolo. All’interno della stessa maggioranza italiana, la Lega mantiene una posizione contraria. Le organizzazioni agricole esprimono forte preoccupazione, con Confagricoltura che avverte che l’accordo «nella sua forma attuale rischia di consolidare un’evidente asimmetria», mentre Copagri chiede di «vigilare sulle possibili perturbazioni di mercato». Tali preoccupazioni hanno portato migliaia di agricoltori in piazza in tutta Europa. A Milano, un centinaio di trattori ha bloccato piazza Duca d’Aosta; in Francia e Belgio, i trattori sono tornati a paralizzare gli accessi alle capitali in proteste che continuano.
Nonostante le rassicurazioni delle istituzioni europee sul rispetto degli standard sanitari e fitosanitari dell’UE per tutti i prodotti importati, persistono in particolare forti critiche sulla sicurezza alimentare. Organizzazioni di consumatori e gruppi agricoli denunciano da anni che nell’area Mercosur si utilizzano pratiche, pesticidi e metodologie di produzione non ammissibili nell’Unione Europea, con il rischio concreto che residui di sostanze proibite possano entrare nei nostri mercati in assenza di controlli. L’accordo potrebbe favorire l’ingresso nel mercato europeo di carne bovina, pollame e altri prodotti agricoli ottenuti con standard produttivi meno stringenti rispetto a quelli UE. Nei Paesi del Mercosur sono infatti consentiti OGM, pesticidi (come atrazina, clorotalonil, acefato) e ormoni della crescita vietati nell’UE, creando una forte asimmetria normativa della politica commerciale internazionale europea.
Il percorso non è però concluso. Dopo la firma, l’accordo dovrà ottenere il semaforo verde del Parlamento europeo, potenzialmente già nella sessione plenaria di Strasburgo del 20 gennaio, dove è attesa una nuova grande manifestazione di protesta. Successivamente, sarà necessaria la ratifica di tutti gli Stati membri dell’UE e dei Paesi del Mercosur perché l’accordo di partenariato entri in vigore pienamente. Intanto, l’opposizione rimane agguerrita: la Polonia ha annunciato un ricorso alla Corte di Giustizia UE, mentre in Francia il Rassemblement National di Jordan Bardella lancerà mozioni di censura. Le organizzazioni ambientaliste come Greenpeace condannano l’intesa: «Un accordo dannoso che comprometterà gli sforzi dei Paesi per affrontare l’emergenza climatica», ha dichiarato Romulo Batista, responsabile della campagna forestale di Greenpeace Brasile.
Calabria, forte scossa di magnitudo 5.1 al largo di Reggio
Una scossa di terremoto di magnitudo 5.1 è stata registrata oggi, sabato 10 gennaio, alle 05:53 al largo della costa sud-orientale della Calabria, in provincia di Reggio Calabria, a una profondità di circa 65 chilometri. Lo rende noto l’Ingv. Il sisma è stato avvertito in gran parte della Calabria, in Sicilia orientale (Catania, Ragusa e Messina), in Puglia tra Taranto e Bari e persino a Malta. Non si segnalano danni a persone o cose: la profondità dell’evento e la distanza dalla costa hanno attenuato gli effetti. L’area rientra in una zona a elevata pericolosità sismica.
Gli USA sequestrano un’altra petroliera nel Mar dei Caraibi
La petroliera Olina, in passato registrata come Minerva M, è stata intercettata all’alba dalla Guardia Costiera degli Stati Uniti. Si tratta della quinta nave sequestrata da Washington nell’ambito delle operazioni contro il trasporto di petrolio venezuelano colpito da sanzioni. Secondo gli Stati Uniti, la nave, già sanzionata per aver trasportato petrolio russo e battente bandiera di Timor Est, faceva parte di una cosiddetta “flotta fantasma” che tenta di eludere il blocco navale statunitense sulle esportazioni di greggio venezuelano. Il sequestro della Olina rischia di aggravare le tensioni con Mosca a pochi giorni dal sequestro della petroliera Marinera.
Lodo Mondadori, questione chiusa: Berlusconi e Fininvest perdono il ricorso alla CEDU
La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo ha respinto i ricorsi presentati da Silvio Berlusconi e dalla sua holding Fininvest contro le sentenze italiane del cosiddetto “lodo Mondadori”. Con una decisione divenuta pubblica negli scorsi giorni, i giudici europei hanno stabilito che non ci furono violazioni del diritto a un equo processo né della presunzione di innocenza nel maxi-risarcimento da oltre 540 milioni di euro che Fininvest fu costretta a versare alla Cir di Carlo De Benedetti. Questo verdetto sigilla, dopo trent’anni e dopo la morte di Berlusconi, una delle vicende giudiziarie più emblematiche della storia italiana, nata dalla guerra per il controllo della casa editrice Mondadori tra due colossi del capitalismo italiano.
Il verdetto della CEDU ha chiuso una vicenda affonda le radici negli anni Ottanta, durante la battaglia per l’acquisizione della prestigiosa casa editrice. Dopo un iniziale lodo arbitrale favorevole a De Benedetti, la Corte d’Appello di Roma, con una sentenza del 24 gennaio 1991 redatta dal giudice Vittorio Metta, annullò tale decisione, spianando di fatto la strada a Silvio Berlusconi. Le successive indagini dei pm e una sequela di sette processi penali conclusisi nel 2007, accertarono in via definitiva che quella sentenza era stata la conseguenza di un’azione corruttiva. L’avvocato di Berlusconi (e poi ministro) Cesare Previti, insieme ad altri legali, fece infatti pervenire 400 milioni di lire in contanti al giudice Metta, denaro proveniente da bonifici di conti Fininvest esteri. Per questa corruzione in atti giudiziari, Metta e Previti furono condannati. Berlusconi, invece, riuscì a salvarsi grazie alla prescrizione: nel 2001, quando era presidente del Consiglio, gli furono infatti concesse le attenuanti generiche. La motivazione è che aveva agito «nell’ambito di un’attività imprenditoriale le cui zone d’ombra non possono condurre a una preconcetta valutazione ostativa».
Chiuso il capitolo penale, si aprì quello civile. La Cir di De Benedetti chiese e ottenne il risarcimento del danno subito. Nel 2009 il giudice Raimondo Mesiano condannò Fininvest a pagare 750 milioni di euro, cifra poi ridotta in appello a 560 milioni e confermata in via definitiva dalla Cassazione nel 2013 a circa 540 milioni. Nelle motivazioni, i giudici civili scrissero che era «fuori da ogni plausibile logica» che Previti avesse mosso somme così ingenti all’insaputa del «dominus» della società, ovvero Berlusconi, definendo l’illecito una tangente «per immedesimazione organica». Proprio contro queste espressioni e contro l’intera procedura civile si rivolsero, nel 2014, sia Berlusconi sia Fininvest alla CEDU. Il Cavaliere lamentava la violazione della presunzione di innocenza, sostenendo che i giudici civili gli avessero di fatto attribuito una responsabilità penale nonostante il proscioglimento. Fininvest contestava invece l’iter processuale, argomentando che la condanna al risarcimento fosse avvenuta senza una formale revoca della sentenza del 1991.
La Corte di Strasburgo ha respinto tutte le doglianze principali. Nel ricorso di Berlusconi (proseguito dagli eredi dopo la sua morte nel 2023), ha stabilito che i giudici italiani «non hanno attribuito alcuna responsabilità penale» a Berlusconi e quindi non ne hanno violato la presunzione di innocenza. Sul ricorso di Fininvest, la CEDU ha ritenuto che la scelta procedurale della Cir fosse legittima e che i giudici nazionali avessero raggiunto «un giusto equilibrio», con sentenze «immuni da vizi di arbitrarietà» e fondate su perizie tecniche. L’unica violazione riscontrata – assai marginale – concerne le spese processuali: la Cassazione italiana non motivò sufficientemente la condanna di Fininvest a pagare 900.200 euro per le spese del giudizio. Tuttavia, la CEDU ha precisato che questa carenza non ha inficiato l’equità del processo nel suo complesso.
Golden Power: il Senato approva nuove regole per proteggere le aziende nazionali
Il Senato ha dato il primo via libera alla riforma del Golden Power, inserita nel decreto Transizione 5.0, con l’obiettivo di rafforzare la tutela delle imprese strategiche nazionali e rendere lo strumento più coerente con i rilievi della Commissione europea. Il provvedimento interviene sulla disciplina vigente, ampliando i criteri che giustificano l’esercizio dei poteri speciali del Governo e includendo anche la “sicurezza economica e finanziaria” tra gli interessi da proteggere, accanto alla sicurezza e all’ordine pubblico. Una delle principali novità riguarda le operazioni nei settori finanziario, creditizio e assicurativo: in questi casi, l’attivazione del Golden Power è subordinata alla conclusione dei procedimenti delle autorità europee competenti, come la BCE e la Commissione UE, al fine di evitare sovrapposizioni di competenze e possibili contenziosi con Bruxelles.







