213mila persone hanno usufruito oggi dell’ingresso gratuito nei musei, gallerie e parchi archeologici statali nella prima domenica del mese. In base ai primi dati disponibili, il sito più scelto è risultato essere il complesso del Pantheon – Basilica di Santa Maria ad Martyres con 15mila visite, seguito dal Parco archeologico del Colosseo (13,9mila visite) e dalle Gallerie degli Uffizi (11,4mila visite).
Meloni come Netanyahu e Milei: appoggia il rapimento di Maduro per compiacere Trump
Subito dopo il rapimento del presidente venezuelano Nicolas Maduro ad opera degli Stati Uniti, è iniziato il gioco di equilibrismi da parte delle cancellerie di tutto il mondo, chiamate a destreggiarsi tra (il fu) diritto internazionale e la realpolitik. Se da Cina e Russia è arrivata una condanna netta, gli alleati argentini e israeliani non hanno perso tempo per congratularsi col presidente americano Donald Trump. L’Unione europea, così come la maggior parte degli Stati membri, ha tentato di celare la soddisfazione per la caduta di Maduro con un generico invito al rispetto delle norme internazionali. A sfilarsi dal fronte della cautela è stata l’Italia, col governo Meloni che, pur non reputando «l’azione militare esterna la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari», «considera al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico».
Le conseguenze della discrezionalità nel definire attacchi alla propria sicurezza e fare ricorso all’etichetta del terrorismo sono evidenti nella storia recente, trovando proprio negli Stati Uniti un protagonista in negativo, con aggressioni sparse tra Iraq, Afghanistan e ora Venezuela. «La violazione del diritto internazionale» da parte di Washington crea in tal senso «un pericoloso precedente», come sottolinea il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU si riunirà domani, 5 gennaio, per discutere dell’aggressione militare USA ai danni del Venezuela, che aveva fatto appello alla massima organizzazione internazionale.
Russia, Iran e Cina hanno condannato l’incursione americana. Ha fatto eco Cuba, che nel Venezuela aveva trovato un alleato decennale contro l’embargo di Washington. Sul versante opposto si sono posizionati Argentina e Israele, con elogi a Trump. Benjamin Netanyahu ha parlato di una «leadership coraggiosa e storica a favore della libertà e della giustizia», mentre Javier Milei ha commentato con un: «Viva la libertà!».
Reazioni più caute si sono registrate nel Vecchio Continente, dove si è cercato di mascherare la soddisfazione per la cattura di Maduro attraverso giri di parole e richiami generici al diritto internazionale. «Siamo al fianco del popolo venezuelano e sosteniamo una transizione pacifica e democratica. Qualsiasi soluzione deve rispettare il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite», ha scritto la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, glissando sull’aggressione militare USA. Sulla stessa lunghezza d’onda Kaja Kallas, a capo degli affari esteri dell’UE, e diversi Paesi membri, tra cui Germania e Francia, cui ha fatto eco il Regno Unito. Se la Spagna ha fatto sapere di non riconoscere l’intervento USA in Venezuela, l’Italia lo ha legittimato, considerandolo «un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza.
Il governo Meloni conferma così il suo allineamento fideistico all’amministrazione Trump, un’entità, a quanto pare, al di sopra del diritto per Palazzo Chigi. La vicinanza italiana alla causa statunitense era emersa già durante la guerra dei dazi intrapresa da Washington e ancora prima con l’aumento delle spese militari e delle importazioni di gas liquido americano a prezzi elevati. Trump ha trovato in Europa, con l’Italia, l’equivalente dell’avamposto israeliano in Medio Oriente e argentino in America Latina. Se è chiaro però che Netanyahu tragga da Washington legittimazione e permessi per la sua condotta criminale e Milei un sostegno economico in grado di tenere in piedi le sue disastrose politiche neoliberiste, resta da scoprire cosa cerchi o abbia ottenuto il governo dei “sovranisti” in cambio della sua fedeltà a stelle e strisce.
Incendio Crans-Montana: identificate 6 vittime italiane
L’incendio scoppiato a Capodanno in un locale svizzero, a Crans-Montana, ha provocato oltre un centinaio di feriti e 40 morti. Alle operazioni di soccorso si sono affiancate quelle per l’identificazione delle vittime, che hanno portato al riconoscimento di 6 ragazzi italiani (cinque sedicenni e una quindicenne), come confermato dal ministro degli Esteri Antonio Tajani. «Esistono le disgrazie, ma questa è stata una tragedia evitabile», ha commentato Riccardo Minghetti, l’ambasciatore italiano in Svizzera.
Siria, attacco UK-Francia contro postazioni ISIS
Le aviazioni britannica e francese hanno effettuato un attacco congiunto su una struttura sotterranea in un’area montuosa a nord di Palmira, in Siria. Secondo una nota del ministero della Difesa britannico, il complesso di gallerie sarebbe stato usato dall’ISIS come deposito di armi ed esplosivi. A Palmira, il 13 dicembre scorso, dei militari statunitensi e siriani erano caduti in un’imboscata dello Stato Islamico, con un bilancio di tre morti e diversi feriti.
Tentato golpe in Venezuela: cosa succederà ora?

L’incursione statunitense che la scorsa notte ha portato al rapimento del presidente venezuelano Nicolas Maduro e all’uccisione di almeno 40 persone non si è conclusa con la capitolazione del Paese e del popolo chavista. Se è vero che la risposta popolare al tentato golpe USA non è paragonabile a quella che nel 2002 fermò il colpo di stato contro l’allora presidente Hugo Chávez, è altrettanto vero che il sentimento antimperialista ha restituito, almeno per il momento, una saldatura con l’apparato istituzionale. La Corte Suprema del Venezuela ha ordinato alla vicepresidente Delcy Rodríguez di assumere ad interim la presidenza. Si aprono ora diversi scenari, che vanno dalle elezioni anticipate all’ascesa, attraverso il voto o la violenza, delle opposizioni. Non si esclude il golpe nel golpe da parte dell’apparato militare, un’ipotesi che prende quota di fronte alle minacce del presidente USA Donald Trump. Quest’ultimo ha dichiarato l’occupazione del Paese affermando che sul territorio non saranno inviati soldati americani «se la vicepresidente farà ciò che vogliamo».
Nel primo discorso alla tv di Stato dopo il rapimento di Nicolás Maduro, Delcy Rodríguez ha posto l’accento sulla mobilitazione del popolo e delle forze nazionali di fronte all’attacco statunitense. La vicepresidente ha poi citato l’eroe nazionale Simón Bolivar: «Il velo si è strappato, abbiamo già visto la luce e vogliono riportarci nelle tenebre. Le catene sono state spezzate, siamo già stati liberi e i nostri nemici vogliono nuovamente renderci schiavi. Il Venezuela non tornerà mai più ad essere una colonia».
«Qui c’è un solo presidente e si chiama Nicolás Maduro», ha detto Rodríguez, chiedendone il rilascio immediato. Anche la Corte Suprema del Venezuela, nell’ordinare a Rodríguez di assumere la presidenza ad interim, non ha dichiarato definitivamente caduto Maduro, che al momento resta in custodia negli Stati Uniti. Di fronte all’impedimento temporaneo del presidente, il suo sostituto governa fino a 90 giorni, prorogabili fino a 6 mesi dall’Assemblea Nazionale, prima delle elezioni anticipate. Se invece l’impedimento di Maduro divenisse definitivo, il tempo per organizzare il voto scenderebbe a 30 giorni.
Nel frattempo, l’opposizione guidata da María Corina Machado scalpita e preme per «una transizione sicura». Pesa però la sonora bocciatura di Donald Trump, che evidentemente non ha ancora buttato giù la perdita del premio Nobel per la Pace proprio a favore di Machado. Quest’ultima, secondo il presidente USA, «non ha il sostegno o il rispetto per guidare il Venezuela». Le prossime ore saranno cruciali per capire se le opposizioni sceglieranno la strada della violenza per imporre il proprio status quo e superare la stagione chavista.
Quest’ultimo obiettivo è chiaro nei piani dell’amministrazione Trump, che punta ad esempio a smantellare le nazionalizzazioni di Chávez a favore delle industrie private americane, soprattutto del petrolio. «Governeremo il Paese finché non saremo in grado di realizzare una transizione sicura, adeguata e giudiziosa», ha detto Trump, annunciando di fatto l’occupazione del Paese. Di fronte a questo scenario non si esclude che i funzionari governativi venezuelani possano organizzare un golpe nel golpe, guidato dal ministro della Difesa Vladimir Padrino López.
Le idee di domani
Di quali idee abbiamo bisogno nel 2026? Quali si faranno strada? Ho sfogliato Les idées de demain, di Philosophie, una importante iniziativa editoriale che esce in Francia e che mi ha spinto a interrogarmi.
Pensare senza confini. Le crescenti diseguaglianze e insieme le nuove aggregazioni geopolitiche ridisegnano i confini: non più frontiere geografiche, nazionali ma limiti interni ad esempio tra povertà e opulenza, tra fame e sprechi alimentari, tra élites sempre piú variegate e ceti medi culturalmente abitudinari e ridotti all’angolo.
All’orizzonte si prospetta una qualche migrazione verso destra di sentimenti libertari. Ma con una notevole curvatura. A destra, il libertarismo, la connotazione anarchica andrebbe a sfociare nell’ illimitata fiducia nelle tecnologie usando anche toni apocalittici. Se il libertario ‘classico’ si misura con la riduzione del potere ad oppressione, a destra l’assenza di potere politico finisce per determinare la fine di tutto, un oltre nichilista, generatore di ansia, di tensione irrazionale. A destra, insomma, si continua a sfidare il destino più che i potenti. Il che non significa però preferire automaticamente la sinistra…
La fuga dai controlli stringenti, l’affermazione del proprio Sé, la convinzione, come sosteneva Dostoevskij nelle Memorie del sottosuolo, che «la cosa più importante e più cara è la nostra personalità», rimane un’idea base della modernità, non l’ individualismo ma la piena coscienza di sé, quella che ci fa amare la verità come strada maestra per non perdersi.
Programma difficile in questa società concentrazionaria che relega gli anziani nelle RSA interrompendo di fatto la circolazione intergenerazionale, la continuità di valori.
Una volta si parlava di società dello spettacolo, magari!, ora direi che viviamo assediati dalla digitalizzazione, rendendo analfabeta una quota di soggetti che vengono obbligati a sopravvivere ai propri ricordi e necessitano di intermediari.
E ancora: la libertà consiste nell’esaurire tutte le possibilità che ci offrono le dimensioni naturale e umana o sì deve andare oltre impegnandosi in sfide estreme mediante le tecnologie, l’IA, i sistemi economici spietati?
Un capitalismo nemmeno più liberale in senso stretto che punta all’accaparramento indiscriminato delle risorse della terra.
E le ambizioni utopistiche? Ad esempio, una scelta di fuga lontana, tipo Walden di Thoreau, o Le vie dei canti di Chatwin rappresenta una forma radicale di rifiuto della civiltà economicista, capitalistica o è anche la preparazione di una nuova élite, la germinazione di una autenticità rivoluzionaria che vuole fare piazza pulita delle convenzioni?
Secondo Platone esiste un mondo delle idee abitato da forme immutabili che poi si traducono ogni volta nella realtà in modo approssimativo e imperfetto. L’esperienza è dunque in qualche modo una perdita, un adattamento, una messa in gioco di parvenze, la verità resta sempre un po’ lontana.
Gilles Deleuze ha sostenuto invece che i concetti, le idee, bisogna crearli all’occasione osservando e prefigurando.
Ad esempio, una delle spinte ideali più forte è di natura antropologica: l’interesse da riservare ai popoli autoctoni, originari. Altrimenti qualsiasi concettualizzazione va a riguardare soltanto lo sviluppo economico e la sua sostenibilità.
Dobbiamo invece diventare amministratori della diversità etnica, valorizzare le varietà del mondo dei viventi. E quindi imparare anche dalle tradizioni remote.
La pace vera comincia da lì: nel 2026 si deve rafforzare il diritto di cittadinanza, deve cessare la logica delle appropriazioni territoriali che ha segnato le guerre del Novecento e che sta martoriando interi popoli.
Ciascuno di noi deve incaricarsi di un compito estremo. Rifiutare o accettare la logica dello scontro che cosa vuol dire?
Semplicemente una cosa: i governi costituiti, anche democratici, mal tollerano le forme di dissenso, anche quelle senza tratti violenti, poi però investono nel riarmo, si inventano nemici, sempre con la teoria delle zone di influenza o delle potenziali minacce.
Ci vogliono dare la guerra in cambio della sicurezza interna. Questo meccanismo va svelato, combattuto. I conflitti sociali, anche duri, devono tradursi in nuova materia legislativa.
Un’idea per il 2026? Ricominciare a governare, a fornire servizi, a ridurre le sofferenze derivanti dalle diseguaglianze, e a fare politica, iniziando dai microcosmi in cui ci troviamo a vivere: mettendoli in confronto, rendendoci disponibili prima di tutto ad ascoltare e a prendere chiaramente posizione.
Russia-Ucraina, attacchi incrociati con droni nella notte
L’esercito russo e quello ucraino continuano a colpire i rispettivi territori con l’utilizzo di droni. L’aeronautica ucraina ha riferito che Mosca ha lanciato nella notte 95 velivoli senza pilota, di cui 80 sarebbero stati abbattuti o neutralizzati; circa 60 erano droni Shahed. Quindici UAV hanno colpito otto località, mentre frammenti di droni intercettati sono caduti in altre due. A Kiev e in diverse regioni è scattata l’allerta aerea per il rischio di missili balistici. Parallelamente, il ministero della Difesa russo ha dichiarato di aver intercettato e distrutto 64 droni ucraini in varie regioni della Federazione, inclusa l’area di Mosca.
Diretta – USA attaccano il Venezuela, Maduro rapito. Il governo venezuelano resiste, gli USA minacciano anche Cuba
All’alba di ieri, 3 gennaio, si sono registrate forti esplosioni nella capitale del Venezuela, Cararacas. Il presidente venezuelano Maduro è stato rapito e trasportato negli Stati Uniti, dove è incriminato per narcotraffico, senza prove. Forti condanne di Russia e Cina. Europa spettatrice complice, predica la “transizione democratica” ma appoggia Trump. Al momento i poteri venezuelani rimangono compatti in difesa del governo bolivariano, ora rappresentato dalla vice presidente Delcy Rodríguez. La nostra diretta.
4 gennaio – Ore 19:00 – Manifestazioni in difesa di Maduro in Venezuela
Anche il popolo venezuelano scenda in piazza in difesa del presidente Nicolas Maduro e per condannare l’azione militare statunitense. Il panorama politico è il solito al quale ci ha abituato il Venezuela: mentre nei quartieri ricchi di Caracas si festeggiava l’aggressione americana pregustando la fine del socialismo, le zone popolari dalla capitale si sono mobilitate per difendere un governo che, pur nelle ristrettezze imposte dalle sanzioni occidentali, è evidentemente percepito da molti come maggiormente vicino alle necessità materiali dei meno abbienti.
Secondo quanto riportato dal media panamericano TeleSur, ampi settori del popolo venezuelano si sono mobilitati nelle strade, nelle piazze e nei viali di diverse città del Paese per denunciare le azioni unilaterali degli Stati Uniti e chiedere l’immediata reintegrazione del presidente costituzionale, Nicolás Maduro.
4 gennaio – Ore 17:30 – Il capo dell’esercito venezuelano riconosce Rodriguez e condanna gli USA
Altra prova di unità nel sistema di potere venezuelano: Vladimir Padrino López, capo dell’esercito e ministro della difesa del Venezuela, ha affermato: «Respingiamo il codardo sequestro del presidente costituzionale e nostro comandante in capo Nicolas Maduro. In osservanza alla decisione della Corte Suprema riconosciamo la designazione di Delcy Rodríguez».
Il capo dell’esercito ha esortato la popolazione a riprendere le normali attività quotidiane e ha rivelato nuovi dettagli sull’operazione americana per rapire il presidente Maduro, affermando che i soldati statunitense avrebbero ucciso le guardie presidenziali con delle esecuzioni a sangue freddo.
4 gennaio – Ore 15:30 – Gli USA minacciano anche Cuba
Il disegno di Trump per mettere sotto controllo americano i governi disallineati del continente americano non si ferma al Venezuela. Lo ha affermato senza mezzi termini il segretario di Stato, Marco Rubio, affermando che il governo cubano «è un enorme problema» ed è «in grossi guai» durante una intervista alla NBC.
A Rubio è stato domandato se il governo cubano è il prossimo obiettivo degli USA, e il segretario di Stato ha aggiunto: «Non ho intenzione di parlarvi ora di quali saranno i nostri passi futuri e quali saranno le nostre politiche a questo riguardo. Ma non credo sia un mistero che non siamo grandi fan del regime cubano». Rubio, figlio di emigranti controrivoluzionari cubani, è da tempo considerato uno dei principali sostenitori di un intervento diretto per rovesciare il governo socialista di Cuba.
4 gennaio – Ore 9:00 – La Corte Suprema venezuelana proclama Rodríguez presidente facente funzioni
La Camera Costituzionale della Corte Suprema di Giustizia venezuelana ha ordinato che la vicepresidente Delcy Rodríguez “assuma ed eserciti in qualità di interinale” tutti i poteri, i doveri e le facoltà inerenti alla carica di Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, al fine di garantire la continuità amministrativa e la difesa integrale della nazione.
Dopo aver letto la decisione della Camera Costituzionale, la sua presidente, Tania D’Amelio Cardiet, ha elencato gli argomenti oggettivi e giuridici che hanno portato a tale decisione, in seguito all’aggressione militare straniera avvenuta il 3 gennaio 2026, “di cui è stata oggetto la Repubblica Bolivariana del Venezuela e che aveva come obiettivo il sequestro del presidente costituzionale Nicolás Maduro”.
La decisione è stata giustificata per facilitare la “preservazione degli interessi della nazione contro l’aggressione straniera che attualmente affronta”. Un’altra dimostrazione di come i poteri costituzionali venezuelani al momento rimangono uniti nel difendere il governo socialista legittimo dal tentativo di colpo di Stato americano
Ore 20:00 – La vicepresidente venezuelana Rodríguez parla alla nazione: “governo in carica, Maduro rimane unico presidente legittimo”
Dopo ore di attesa e smentendo le voci che la volevano in Russia e non a Caracas, la vicepresidente del Venezuela Delcy Rodríguez è comparsa alla tv di Stato assieme ad alti funzionari del governo per parlare alla nazione. Rodriguez secondo la costituzione prenderà i poteri in assenza del presidente Maduro, chi si aspettava che avrebbe capitolato di fronte alla minacce americane è rimasto deluso. Ha infatti dichiarato che il popolo del Venezuela e tutte le forze nazionali sono mobilitate per respingere l’attacco americano. Citando l’eroe nazionale Simon Bolivar, ha affermato: «Il velo si è strappato, abbiamo già visto la luce e vogliono riportarci nelle tenebre. Le catene sono state spezzate, siamo già stati liberi e i nostri nemici vogliono nuovamente renderci schiavi. Il Venezuela non tornerà mai più ad essere una colonia».Il governo ha chiesto l’immediato rilascio di Maduro.
Poco prima il presidente americano Donald Trump era tornato sui suoi propositi di occupare il Venezuela, affermando sul territorio non saranno inviati soldati americani «se la vicepresidente farà ciò che vogliamo». «Abbiamo parlato con lei molte volte e lo capisce», ha affermato il Tycoon, ma a giudicare dalle sue parole Delcy Rodríguez per ora non è dello stesso parere.

Ore 18:30 – Trump annuncia l’occupazione: “governeremo il Venezuela fino a che sarà il momento”
«Governeremo il Paese finché non saremo in grado di realizzare una transizione sicura, adeguata e giudiziosa». Lo ha dichiarato Trump in conferenza stampa, annunciando di fatto l’occupazione del Paese. «Non possiamo correre il rischio che qualcun altro prenda il controllo del Venezuela senza avere a cuore il bene del popolo venezuelano. Ne abbiamo avuti decenni. Non permetteremo che ciò accada», ha proseguito. Trump ha anche accusato, senza fornire alcuna prova, il governo venezuelano di ospitare avversari stranieri nella regione e di acquisire armi offensive minacciose che potrebbero minacciare gli USA.
Ore 17:30 – Le condanne dei Paesi BRICS
Unanime la condanna dei paesi BRICS. Mosca ha condannato l’aggressione militare chiedendo una immediata riunione del Consiglio di Sicurezza ONU, il ministro degli Esteri Lavrov ha annunciato che «la Russia continuerà a sostenere la politica del governo bolivariano volta a proteggere gli interessi nazionali e la sovranità del Paese». Il ministero degli Esteri cinese ha espresso ferma opposizione agli «atti egemonici» americani. Condanne anche da Messico, Colombia e Brasile, con il presidente Lula che ha parlato di una «gravissima violazione della sovranità della Venezuela e del diritto internazionale». Festeggia invece il presidente argentino Milei, alleato di ferro di Trump in America Latina, complimenti a Trump anche da Israele e Ucraina.
Ore 16:00 – Trump: “decideremo chi governerà, e avremo il petrolio”
«Considereremo se sia possibile per Machado guidare il Venezuela» e «saremo fortemente coinvolti nell’industria petrolifera del Venezuela», lo ha dichiarato Trump in conferenza stampa, negando in un colpo solo due principi cardine del diritto internazionale, ovvero che a decidere chi governi il Venezuela debbano essere i venezuelani e che il petrolio – come ogni altra ricchezza del suolo venezuelana – appartenga al Venezuela stesso e non al governo degli Stati Uniti. Trump ha fornito qualche dettaglio sull’operazione militare, affermando che Maduro è stato arrestato in casa mentre dormiva e che un elicottero USA è stato colpito durante l’attacco, ma non ci sarebbero vittime tra i soldati americani. Trump ha aggiunto che Maduro al momento è detenuto su una nave militare USA e sarà presto trasferito a New York.
Ore 14:25 – Von der Leyen vuole “transizione pacifica” ma non condanna il golpe
Solite capriole retoriche da parte delle autorità europee. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha auspicato «una transizione pacifica e democratica», precisando che «qualsiasi soluzione deve rispettare il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite». Paradossale l’Alta rappresentante della politica estera europea, Kaja Kallas, che ha affermato che l’Europa difenda «la transizione pacifica» e invita alla «moderazione». Tuttavia la transizione è stata imposta dall’alleato statunitense con le bombe e il rapimento di un capo di Stato, particolare che da Bruxelles nessuno vuole notare.
Ore 14:10 – Gli USA vogliono processare Maduro per “narco-terrorismo”
Secondo quanto dichiarato dalla procuratrice generale degli Stati Uniti, Pam Bondi, il presidente venezuelano deposto dal colpo di Stato americano di questa notte, Nicolas Maduro, è già stato incriminato a New York con accuse legate a terrorismo, traffico di droga e di armi. Secondo Bondi, Maduro è stato accusato di «cospirazione per narco-terrorismo, cospirazione per l’importazione di cocaina e possesso di mitragliatrici e ordigni distruttivi». Un arsenale, questo, stando alla tesi americana, che sarebbe stato rivolto «contro gli Stati Uniti». Si prepara quindi un processo farsa, al di fuori di ogni contesto giuridico legale, contro un capo di stato straniero.
Ore 13:10 – Colombia schiera l’esercito al confine con il Venezuela
Gustavo Petro, presidente della Colombia, ha annunciato in un post sul social X il dispiegamento dell’esercito alla frontiera con il Venezuela. «Se si dispiega la forza pubblica alla frontiera, si dispiega anche tutta la forza assistenziale di cui disponiamo nel caso di un ingresso massiccio di rifugiati», ha scritto, aggiungendo che «l’ambasciata della Colombia in Venezuela è attiva per le chiamate di assistenza dei colombiani in Venezuela». Petro ha inoltre chiesto una riunione urgente dell’ONU per «stabilire la legalità internazionale dell’aggressione contro il Venezuela».
Ore 12:05 – Russia, Iran e Cuba condannano l’attacco
La Russia ha condannato duramente l’attacco degli Stati Uniti contro il Venezuela, definendolo un’«aggressione armata» che suscita «profonda preoccupazione». Sulla stessa linea l’Iran, che ha denunciato una «violazione della sovranità nazionale e dell’integrità territoriale del Venezuela», accusando Washington di un’«aggressione illegale» e ribadendo il sostegno al governo di Caracas. Anche Cuba si è schierata con il Venezuela: il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez ha parlato di «attacco criminale» e ha chiesto una reazione urgente della comunità internazionale. Più cauta la Spagna, che ha lanciato un appello alla de-escalation, offrendo la propria mediazione per una soluzione pacifica.
Ore 11:10 – Trump: “Maduro è stato catturato”
«Gli Stati Uniti d’America hanno condotto con successo un attacco su larga scala contro il Venezuela e il suo leader, il presidente Nicolas Maduro, che è stato catturato insieme alla moglie e portato fuori dal Paese. L’operazione è stata condotta in collaborazione con le forze dell’ordine statunitensi», lo ha scritto il presidente Trump, annunciando ulteriori dettagli in una conferenza stampa che si terrà alle ore 11 statunitensi (le 17 italiane)
Ore 10:20 – L’attacco dopo mesi di escalation cercata da Trump
Dal reinsediamento di Donald Trump alla Casa Bianca (gennaio 2025), Washington ha rimesso il Venezuela al centro di una strategia di massima pressione, descrivendo il governo Maduro come parte di un ecosistema “narco-terrorista” e intrecciando sanzioni, operazioni militari e interdizioni marittime. Da inizio settembre 2025 l’escalation si è vista soprattutto in mare: gli USA hanno condotto tra 30 e 35 attacchi contro imbarcazioni venezuelane, con un bilancio che va da almeno 107 a 115 morti complessivi. I primi episodi rivendicati pubblicamente risalgono al 2 settembre, ma i raid si sono poi moltiplicati e ampliati di raggio. In parallelo, a dicembre, Trump ha ordinato il sequestro di petroliere venezuelane. Il salto più netto è arrivato a fine dicembre 2025, quando media e agenzie hanno riportato un attacco con droni attribuito alla CIA contro un porto in Venezuela. Trump ha ripetutamente dichiarato che le operazioni sono contro il narcotraffico, tuttavia non una prova è stata riportata a sostegno della tesi che Maduro sia a capo di una rete dedita al traffico di sostanze stupefacenti. Gli attacchi statunitensi verso il Venezuela sono stati condotti al di fuori di ongi cornice di diritto internazionale.
Ore 9:45 – Maduro dichiara lo stato di emergenza
Il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha dichiarato lo stato di emergenza su tutto il territorio nazionale. Questo il comunicato pubblicato dal governo del Venezuela:
«L’obiettivo di questo attacco non è altro che impossessarsi delle risorse strategiche del Venezuela, in particolare petrolio e minerali, nel tentativo di spezzare con la forza l’indipendenza politica della nazione. Non ci riusciranno. Dopo oltre duecento anni di indipendenza, il popolo e il suo governo legittimo rimangono fermi nel difendere la propria sovranità e il diritto inalienabile a determinare il proprio destino. Il tentativo di imporre una guerra coloniale per distruggere la forma di governo repubblicana e forzare un “cambio di regime”, in alleanza con l’oligarchia fascista, fallirà, proprio come tutti i tentativi precedenti.
Dal 1811, il Venezuela ha affrontato e sconfitto imperi. Quando le potenze straniere bombardarono le nostre coste nel 1902, il presidente Cipriano Castro proclamò: “Il piede insolente dello straniero ha profanato il sacro suolo della Patria”. Oggi, con lo spirito di Bolívar, Miranda e dei nostri liberatori, il popolo venezuelano si solleva ancora una volta per difendere la propria indipendenza dall’aggressione imperialista.
Persone per le strade
Il Governo Bolivariano invita tutte le forze sociali e politiche del Paese ad attivare piani di mobilitazione e a condannare questo attacco imperialista. Il popolo venezuelano e le sue Forze Armate Nazionali Bolivariane, in perfetta unità popolare-militare-poliziesca, sono schierati per garantire la sovranità e la pace. Contemporaneamente, la Diplomazia Bolivariana di Pace solleverà le relative denunce presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il Segretario Generale di tale organizzazione, la CELAC e il Movimento dei Paesi Non Allineati, chiedendo la condanna e la responsabilità del governo degli Stati Uniti.
Il Presidente Nicolás Maduro ha disposto che tutti i piani di difesa nazionale vengano attuati al momento opportuno e nelle circostanze appropriate, nel rigoroso rispetto delle disposizioni della Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela, della Legge Organica sugli Stati di Eccezione e della Legge Organica sulla Sicurezza Nazionale.
A questo proposito, il Presidente Nicolás Maduro ha firmato e ordinato l’attuazione del Decreto che dichiara lo stato di emergenza esterna su tutto il territorio nazionale, per proteggere i diritti della popolazione, il pieno funzionamento delle istituzioni repubblicane e l’immediata transizione alla lotta armata. L’intero Paese deve mobilitarsi per sconfiggere questa aggressione imperialista. Ha inoltre ordinato l’immediato dispiegamento del Comando per la Difesa Integrale della Nazione e degli Organismi di Governo per la Difesa Integrale in tutti gli stati e i comuni del Paese».
Ore 9:30 – Gli obiettivi colpiti
Sono almeno sette le esplosioni che si sono registrate a Caracas, capitale del Venezuela. Iniziate alle ore 2:30 locali (le 7:30 italiane). Le informazioni sono ancora scarne, giornalisti locali riferiscono che sono state colpite alcune basi militari. Sarebbe stata colpita anche casa del ministro della Difesa venezuelano, Vladimir Padrino López, di cui non si conoscono le condizioni. Immagini via social testimoniano centinaia di persone che si sono riversate in strada fuggendo dalle case. «La Repubblica Bolivariana del Venezuela respinge, condanna e dichiara alla comunità internazionale la flagrante aggressione militare commessa dall’attuale governo degli Stati Uniti d’America contro il territorio e la popolazione del Venezuela nelle aree civili e militari della città di Caracas, capitale della Repubblica, nonchè negli stati di Miranda, Aragua e La Guaira», si legge in una dichiarazione pubblicata sul canale Telegram del ministro degli Esteri venezuelano Ivan Gil.
Yemen, governo lancia operazione contro i separatisti
Il governo dello Yemen ha lanciato un’operazione, con il sostegno dell’Arabia Saudita, per riconquistare basi e strutture militari nel sud del Paese occupate a inizio dicembre dal Consiglio di Transizione del Sud (STC), gruppo separatista formalmente alleato ma entrato in conflitto con l’esecutivo. L’operazione è stata definita «pacifica» dal governo, ma l’STC ha denunciato nuovi raid sauditi, in particolare nella provincia di Hadramaut, riferendo la morte di 20 suoi combattenti. Gli scontri hanno innescato una crisi diplomatica con gli Emirati Arabi Uniti, che sostenevano entrambe le parti.







