Il colosso della logistica e della tecnologia Amazon ha annunciato che licenzierà 16.000 dipendenti negli Stati Uniti, in Canada e in Costa Rica. La notizia era stata anticipata dai media lo scorso fine settimana, ma è stata confermata oggi dall’azienda. Essa arriva dopo il licenziamento di altri 14.000 dipendenti dello scorso ottobre. Lo scopo dei licenziamenti è quello di tagliare i costi per il personale e investire maggiormente in tecnologie IA. L’azienda ha inoltre annunciato che il prossimo 2 febbraio chiuderà tutti i punti vendita di Amazon Go e Amazon Fresh.
La tassa italiana sull’e-commerce cinese sta avendo effetti disastrosi
La tassa introdotta dal governo italiano sui pacchi di valore inferiore ai 150 euro provenienti dai Paesi extra Ue – in particolare dalla Cina – sta avendo effetti disastrosi sui traffici e gli aeroporti italiani. Le compagnie del commercio online, infatti, hanno trovato vari stratagemmi per aggirare il dazio, facendo perdere al solo scalo di Malpensa oltre 30 voli merci dal primo di gennaio, ossia da quando l’imposta è entrata in vigore. Il tributo, del valore di due euro, è stato pensato con l’esplicito obiettivo di limitare l’ingresso di merci a basso costo e recuperare allo stesso tempo risorse per i conti pubblici. Tuttavia, i primi risultati non sono affatto positivi, in quanto non solo la misura non sta permettendo di raggiungere gli obiettivi sperati, ma sta penalizzando il sistema logistico italiano. Per questo motivo, Forza Italia ha presentato un emendamento al decreto Milleproroghe per sospendere la tassa.
L’Italia ha anticipato l’imposta di tre euro approvata dall’Unione europea, che entrerà in vigore il prossimo primo luglio, con l’obiettivo di colmare un vuoto di bilancio creato dalla cancellazione della tassa sui dividendi finanziari. L’imposta – approvata con l’ultima legge finanziaria – si applica alle spedizioni destinate ai consumatori finali: sono incluse sia le spedizioni destinate ad operatori commerciali che quelle inviate da un privato a un altro privato. In questo modo, il governo pensava di ricavare tra i 120 e i 245 milioni di euro all’anno. Cosa che però non si sta verificando grazie alla capacità dei colossi dell’e-commerce di aggirare il dazio. Le grandi piattaforme come Shein, Temu e AliExpress dispongono di strutture logistiche in tutta Europa che permettono loro di riorganizzare rapidamente le rotte di spedizione: uno dei metodi più diffusi consiste nel fare arrivare le merci in altri Paesi europei dove la tassa non è ancora in vigore per poi trasferirle in Italia su gomma. La soluzione su gomma è molto più economica del trasporto aereo diretto che, con migliaia di piccoli pacchi, può comportare un aggravio fino a ventimila euro per volo rispetto allo scorso anno. Il trasporto su camion, invece, può costare intorno ai tremila euro. Questa soluzione però implica un maggiore inquinamento e, dunque, è in contrasto con gli obiettivi ambientali di riduzione delle emissioni.
Andrea Cappa, direttore generale di Confetra, la Confederazione generale italiana dei trasporti e della logistica, ha spiegato che il governo italiano non ha tenuto conto di un elemento importante, ossia che le aziende di e-commerce trovano sempre il modo di fare arrivare la merce, aggiungendo oltre al danno anche la beffa: «Non incassiamo il contributo, le merci entrano comunque, aumentano i camion e l’inquinamento, e perdiamo traffici, occupazione e fatturato». Secondo Cappa, dall’inizio dell’anno l’aeroporto di Malpensa, uno dei principali centri cargo italiani, avrebbe perso oltre trenta voli merci. Le destinazioni alternative scelte dalle aziende sarebbero scali come Liegi, Budapest, Francoforte, Colonia e Parigi. Anche i dati resi disponibili dall’Agenzia delle dogane mostrano una diminuzione dei flussi: nei primi quindici giorni del 2026 le spedizioni sotto i 150 euro sono scese di circa il 40% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Considerati i risultati disastrosi, Confetra ha proposto un emendamento al decreto Milleproroghe per rinviare l’entrata in vigore della misura a luglio, «così da avere il tempo necessario per costruire un coordinamento a livello europeo, unica strada per rendere davvero efficace qualsiasi intervento». La proposta è stata raccolta dal centrodestra, in particolare da Forza Italia, che ha proposto uno slittamento della misura al primo luglio, quando entrerà in vigore anche la tassa europea. Erica Mazzetti, deputata in commissione Ambiente, ha firmato un emendamento al decreto Milleproroghe – che ora si trova in Parlamento – con cui si chiede il rinvio della tassa. Nel momento in cui tutti i Paesi europei applicheranno il dazio sarebbe, infatti, molto più difficile per le piattaforme di e-commerce aggirare l’ostacolo. Considerato il danno causato in poche settimane, il governo potrebbe correre ai ripari rimandando la norma: sebbene, infatti, il gettito stimato proveniente dalla tassa si aggiri intorno ai 61 milioni di euro, si tratta di una cifra in gran parte teorica. La sospensione, invece, permetterebbe all’Italia di recuperare quei voli che ora si dirigono all’estero, evitando ulteriori perdite al settore logistico italiano.
“Comunità pianificate”: il nuovo modello abitativo per controllare i palestinesi a Gaza
Controlli biometrici agli ingressi e alle uscite; check-points e sorveglianza degli spostamenti; portafogli elettronici in shekel per controllare i trasferimenti bancari, insieme a una riscrittura della storia che normalizza l’occupazione israeliana sui territori palestinesi.
La chiamano «comunità pianificata» ed è il nuovo possibile modello per una serie di campi residenziali da costruire sulle macerie di Gaza. Di fatto, un nuovo esperimento sociale, un panopticon basato sulle tecnologie biometriche, descritto come un «caso di studio» e finanziato interamente dagli Emirati Arabi Uniti. Un progetto che rischia di essere il modello per la ricostruzione della Striscia di Gaza.
Il piano dettagliato è stato presentato il 14 gennaio a un gruppo di donatori europei presso il Centro di Coordinamento Civile Militare (CCMC) di Kyryat Gat (nel sud di Israele), l’organismo a guida americana istituito nell’ottobre 2025 con l’accordo di pace a firma Trump che avrebbe dovuto coordinare gli sforzi di stabilizzazione e soccorso nella Striscia di Gaza. I documenti della presentazione sono stati svelati da un’inchiesta giornalistica di Drop Site News e poi dal The Guardian. Già lo scorso novembre era stata diffusa la notizia che l’amministrazione Trump stesse progettando nell’area occupata e controllata dall’esercito israeliano complessi residenziali chiamati «comunità sicure alternative» per «ospitare» (ovvero rinchiudere) i palestinesi di Gaza. Ora, se ne ha la conferma.
Secondo l’analisi delle immagini satellitari effettuata da Forensic Architecture, sembra che la prima di queste «comunità pianificate» sia già in fase di preparazione su un terreno di 1 km quadrato a Rafah, all’incrocio di due corridoi militari. Circa 25mila residenti palestinesi avranno accesso a servizi di base come istruzione, assistenza sanitaria e acqua corrente. Ma il prezzo, è alto. Per entrarvi bisogna ottenere un numero di identificazione personale che verrà rilasciato tramite un’accurata selezione dalle autorità in coordinamento con il COGAT, il ramo dell’esercito israeliano che sovrintende agli affari civili palestinesi nell’occupazione della Cisgiordania e di Gaza. Secondo le informazioni ottenute, verranno privilegiate le «famiglie estese intatte» (una grossa rarità da trovare a Gaza dopo oltre due anni di genocidio), residenti con una certa professionalità (professori, medici, personale amministrativo, professionisti della finanza) e gli abitanti che già vivevano nell’area, mentre si escluderanno tutti coloro che sono considerati «elementi di Hamas» o loro affini. Anche il sistema educativo verrà strettamente controllato e riscritto dagli Emirati Arabi Uniti, il Paese arabo che più ha normalizzato i rapporti con israele, per «impedire che una popolazione priva di istruzione e senza occupazione si dedichi ad attività inadeguate». Cosa si intenda con “attività inadeguate” sembra palese: riscrivere la storia per evitare di ritrovarsi giovani palestinesi che vogliono combattere Israele. Dimenticando, inoltre, che nonostante la brutale occupazione israeliana, i palestinesi di Gaza e della Cisgiordania avevano uno dei tassi di alfabetizzazione più alti al mondo, che nel 2020 ha superato il 97%, con alti tassi di iscrizione all’istruzione secondaria e superiore.
Lo smantellamento di UNRWA, l’Agenzia ONU per i rifugiati palestinesi che da decenni si occupa di garantire servizi come sanità e istruzione, insieme al blocco delle ONG internazionali che operavano sul territorio, è uno dei tasselli fondamentali per la riuscita del piano illustrato al CCMC e che ha ottenuto il benestare di Israele. In questo modo, si elimina ogni alternativa, per obbligare i palestinesi ad accettare queste forme abitative, spingendoli tramite l’arma della fame e della necessità a essere parte di questo nuovo esperimento sociale e tecnologico. Il tutto, in nome della “sicurezza”.
I progettisti prevedono diverse iniziative per «prevenire l’influenza di Hamas», con l’introduzione di portafogli elettronici in shekel per «mitigare la diversione di beni e fondi verso i canali finanziari di Hamas», sostituendo l’economia gazawa basata in gran parte sulla moneta contante. La presentazione non menziona il fatto che Israele sta limitando l’ingresso di merci a Gaza da oltre 20 anni. Un portavoce dell’IDF ha affermato che Israele non parteciperà alla costruzione o alla gestione del complesso degli Emirati Arabi, ma che sarà l’ISF (la Forza Internazionale di Stabilizzazione) a partecipare con le sue truppe sul campo. Non è specificato chi effettuerà i controlli per l’accesso o gestirà la raccolta di dati biometrici.
«Questa comunità che sta per essere realizzata a Rafah costituirà il modello su cui basarsi per approfondire e ampliare il controllo israeliano», ha dichiarato a Drop Site Jonathan Whittall, un alto funzionario delle Nazioni Unite in Palestina tra il 2022 e il 2025, dopo aver esaminato una trascrizione dei materiali. «Questa è la fase successiva nella militarizzazione degli aiuti». L’esperto specifica: «Dopo che Gaza è stata rasa al suolo, affamata e deliberatamente sottoposta ad assedio negli ultimi anni, queste “nuove” comunità costruite sulle macerie delle case della popolazione non sono solo laboratori di governance per testare il controllo e la sottomissione definitivi, ma sono anche la reincarnazione dei campi profughi. Sono progettate per contenere una nuova generazione di palestinesi espropriati, efficacemente selezionati e confinati in zone sempre più ristrette controllate da Israele in cambio della sopravvivenza. Nel frattempo, le cosiddette “zone rosse” rimangono sotto assedio, sempre più isolate da un sistema umanitario che viene deliberatamente ostacolato».
Intanto, nella Striscia di Gaza, Israele continua a bombardare. Ieri, 27 gennaio, due palestinesi sono stati uccisi a Gaza City, mentre aerei da guerra israeliani hanno lanciato raid aerei a Rafah, a Gaza e Khan Younis, accompagnati da pesanti raffiche di fuoco provenienti da veicoli militari. La marina israeliana ha anche attaccato con colpi di arma da fuoco e bombardamenti i pescherecci palestinesi al largo della costa di Khan Younis. Mentre il silenzio dei media è gia calato sulla Striscia, e si parla di “fase due” di un cessate-il-fuoco mai iniziato, salgono a 488 il numero di palestinesi uccisi dai militari di Tel Aviv dagli accordi dell’11 ottobre, e a 1350, il numero dei feriti registrati. Almeno 1300 le violazioni del cessate-il-fuoco commesse da Israele.
’Ndrangheta: arrestato in Svizzera il latitante Bruno Vitale
È stato catturato in Svizzera Bruno Vitale, latitante della ‘ndrangheta legato alla cosca Gallace di Guardavalle. L’arresto è avvenuto a Wetzikon, nel cantone di Zurigo, grazie a un’operazione congiunta della Polizia svizzera e del ROS dei Carabinieri italiani. Vitale era ricercato nell’ambito dell’inchiesta “Ostro-Amaranto” della DDA di Catanzaro, che indaga su associazione mafiosa, traffico internazionale di armi, estorsioni e voto di scambio. È ora in carcere in attesa di estradizione in Italia.
Vietato criticare Israele: la maggioranza ha approvato il testo base del ddl antisemitismo
Ucraina, attacco russo contro un treno a Kharkiv: 5 morti
Sale a cinque morti e diversi feriti il bilancio dell’attacco russo contro un treno passeggeri nella regione di Kharkiv, nel nord-est dell’Ucraina. Il convoglio, in viaggio sulla tratta che collega la città di Barvinkove, a est, a Leopoli e Čop, a ovest, trasportava 291 civili quando è stato preso di mira da tre droni Shahed: uno ha centrato il treno, mentre gli altri due hanno colpito l’area circostante. In un post su X, il presidente Volodymyr Zelensky ha diffuso il video del convoglio in fiamme, definendo l’azione “un puro atto di terrorismo”.
Norvegia: 2 miliardi in artiglieria a lungo raggio
Il parlamento norvegese ha approvato un piano di acquisto da 2 miliardi di dollari rivolto all’acquisizione di artiglieria a lungo raggio. Lo scopo dichiarato del piano è quello di rafforzare la deterrenza del Paese contro la Russia nell’Artico. «Si tratta di armi che possono arrivare molto oltre le linee nemiche», ha dichiarato al parlamento il portavoce dell’opposizione in materia di difesa; «è un elemento decisivo nella guerra moderna». Il piano di preciso prevede l’acquisizione di 16 piattaforme di lancio. Non è ancora chiaro chi si sia assicurato il contratto di fornitura dell’attrezzatura; secondo fonti citate da quotidiani internazionali, il contratto potrebbe coinvolgere un’azienda sudcoreana.









