Russia e Ucraina hanno condotto il primo scambio di prigionieri dallo scorso ottobre. A tornare a casa 157 prigionieri per parte. Lo scambio è il risultato della seconda tornata di colloqui trilaterali tra i due Paesi e gli USA per la fine della guerra, tenutasi ieri negli Emirati, ad Abu Dhabi.
In India l’acqua è così rara che i ricchi la esibiscono come uno status symbol
Nelle strade soffocanti delle metropoli indiane, il concetto di ricchezza sta acquisendo una forma molto diversa da quella che potremmo immaginare fatta di gioielli, oro, supercar e altri lussi. L’indicatore definitivo del successo sociale è un elemento molto semplice: l’acqua. In India, infatti, l’accesso idrico costante, garantito e sicuro non è per niente scontato. L’acqua in bottiglia è l’unica fonte che si può bere essendo certi di non prendersi qualche malattia. Per i più ricchi, ci sono anche dispositivi tecnologici di ultima generazione che filtrano e “producono” acqua. E non tutte le acque sono uguali.
Molti negozi gourmet delle città indiane stanno organizzando degustazioni di acqua. Con il 70% delle falde sotterranee contaminate, l’acqua pulita è un privilegio nel Paese da 1,4 miliardi di persone. Le bottiglie di acqua provenienti da USA e Cina sono le più economiche e si comprano per circa 20 centesimi di euro. Ma ci sono acque considerate “premium” con costi decisamente superiori, fino a più di 2 euro per bottiglia. Sono quelle provenienti dall’Europa che vengono usate per queste particolari degustazioni. In India, il mercato dell’acqua in bottiglia vale circa 5 miliardi di euro con una crescita del 24% all’anno.
Per le classi abbienti indiane, la dipendenza dalle fatiscenti infrastrutture pubbliche è diventata un rischio inaccettabile, al punto che i ricchi investono nei Generatori di Acqua Atmosferica (AWG). Si tratta di dispositivi che estraggono l’umidità dall’aria, filtrandola e mineralizzandola per produrre acqua potabile. Possedere un AWG significa non dover mai più guardare con ansia il livello dei serbatoi condominiali o attendere l’arrivo incerto di una cisterna. Accanto a questi, proliferano sistemi di filtraggio industriale capaci di trattare l’acqua con una precisione molecolare che la rende più pura di quella in bottiglia, trasformando i locali tecnici delle residenze private in piccole centrali di trattamento acque.
Il mercato immobiliare ha recepito il messaggio con una velocità impressionante. I nuovi complessi residenziali “ultra-prime” non vengono più pubblicizzati solo per le loro palestre o le piscine: la nuova parola d’ordine è “Water-Secure“. Acquistare un appartamento in questi fortini della classe agiata significa comprare l’accesso a impianti di desalinizzazione privati e a circuiti chiusi di riciclo delle acque reflue, capaci di rigenerare ogni singola goccia utilizzata.
Mentre l’élite si rifugia in bolle di sicurezza tecnologica o nell’acquisto di acque “premium”, la maggioranza della popolazione scivola in una vulnerabilità sempre più profonda, dove l’accesso all’acqua potabile è una battaglia quotidiana. La dipendenza dalle infrastrutture pubbliche, spesso contaminate o semplicemente a secco, alimenta il potere di quella che il The Guardian, già dieci anni fa, chiamava “mafia delle autocisterne”. In questo mercato nero legalizzato, i prezzi fluttuano selvaggiamente in base alla temperatura esterna, costringendo le famiglie meno abbienti a spendere una parte sproporzionata del proprio reddito per un bene che, altrove, è dato per scontato.
La disparità è brutale. Per l’élite, l’acqua è un investimento tecnologico discreto, un comfort che scorre silenzioso da rubinetti di design e bottiglie di lusso. Per la classe media è una spesa costante e un’ansia logistica legata alle consegne private. Per i più poveri è invece una questione di ore passate in coda e di rischi per la salute legati a fonti non controllate.
Il boom del mercato idrico indiano è il sintomo di un collasso infrastrutturale che ha trasformato la necessità in opportunità commerciale. Mentre le tecnologie di estrazione e depurazione dell’acqua, così come le degustazioni di acque europee, diventano lo status symbol delle élite, emerge una “disuguaglianza liquida” sempre più profonda. La vera sfida per l’India di domani non sarà solo economica o tecnologica, ma etica: decidere se l’acqua debba restare un privilegio per pochi.
La BCE mantiene invariati i tassi di interesse
La Banca Centrale Europea ha mantenuto invariati i tassi di interesse per la quinta volta consecutiva dopo otto riduzioni di fila. La BCE ha motivato tale decisione affermando che l’inflazione dovrebbe stabilizzarsi sull’obiettivo del 2% a medio termine, livello considerato adeguato per la sanità dell’economia. I tassi di interesse sui depositi presso la banca centrale, sulle operazioni di rifinanziamento principali e sulle operazioni di rifinanziamento marginale rimarranno dunque rispettivamente al 2,00%, al 2,15% e al 2,40%.
“Cagliari città di pace”: il Consiglio Comunale approva il divieto al transito di armi dal porto
Il Consiglio Comunale di Cagliari ha compiuto una scelta simbolica e operativa, approvando un ordine del giorno che impegna il sindaco a opporsi al transito di armamenti nel porto cittadino. Con 20 voti favorevoli, 6 contrari e 2 astenuti, l’aula ha espresso una chiara volontà politica, trasversale alle forze di centrosinistra, per interrompere le operazioni legate al commercio bellico. Il documento impegna l’amministrazione a farsi promotrice presso le autorità competenti di iniziative volte a «interrompere e vietare» la movimentazione di materiali esplosivi, con particolare riferimento a quelli prodotti dalla RWM Italia S.p.A. di Domusnovas, chiedendo anche una moratoria temporanea e l’istituzione di un tavolo di monitoraggio permanente.
L’atto, presentato dai consiglieri di Sinistra Futura e Alleanza Verdi Sinistra, è stato promosso come aderente ai valori dello Statuto comunale, che nel preambolo dichiara l’impegno per «la pace e la non violenza», e richiama espressamente l’articolo 11 della Costituzione sul ripudio dell’Italia alla guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. La decisione fa seguito ad altre mozioni come quella del 2025 su “Cagliari città del dialogo” e a un precedente ordine del giorno del 2018 contro l’esportazione di armi verso lo Yemen. «Dobbiamo garantire sicurezza e trasparenza a tutti i cittadini e sventare potenziali rischi per l’incolumità e la salute», ha dichiarato Laura Stochino, consigliera di Sinistra futura e prima firmataria del provvedimento. Oltre alle motivazioni di sicurezza pubblica, dato che il porto è circondato da aree densamente popolate, l’atto solleva importanti questioni etiche e legali. L’ordine del giorno invoca infatti un rigoroso rispetto della Legge 185/90, che vieta l’esportazione di armamenti verso Paesi in conflitto o responsabili di violazioni dei diritti umani, chiedendo inoltre la realizzazione di un “portale trasparenza” per pubblicare report trimestrali sulle movimentazioni sensibili. Una richiesta di chiarezza rivolta anche a tutela dei lavoratori portuali, che hanno il diritto di conoscere la natura dei carichi che movimentano.
La scelta del Consiglio cagliaritano si colloca in un contesto regionale estremamente teso. La stessa RWM Italia, controllata dal colosso tedesco degli armamenti Rheinmetall, ha chiesto alla Regione Sardegna di raddoppiare i propri impianti nel Sulcis, promettendo trecento nuovi posti di lavoro in un’area colpita dalla crisi occupazionale. Il braccio di ferro che ha visto il governo centrale premere sulla presidente Alessandra Todde per l’approvazione, minacciando persino la nomina di un commissario. La delibera è anche un atto di memoria storica. Come sottolineato in aula, Cagliari non può dimenticare quanto avvenuto nel 1943, quando i bombardamenti alleati ridussero in macerie il centro storico. «Proprio per onorare quella drammatica memoria», si legge negli atti, la città vuole alzare la guardia contro un’economia di guerra che vede spesso la Sardegna inquadrata come piattaforma logistica. La palla passa ora alla Giunta guidata dal sindaco Massimo Zedda, assente al momento del voto ma rappresentato dalla vicesindaca Cristina Mancini, che ha espresso parere favorevole. L’impegno è aprire al più presto il tavolo permanente di confronto con tutte le istituzioni coinvolte, dalla Capitaneria di Porto alla Prefettura, per trovare soluzioni concrete.
Nel frattempo, i portuali di Cagliari hanno risposto all’appello per la Giornata internazionale di azione e lotta del 6 febbraio, che segnerà una mobilitazione storica in più continenti. Oltre a quello del capoluogo sardo, altri dieci porti italiani, da Genova a Palermo, saranno teatro di manifestazioni e scioperi, coordinati con quelli di altri importanti snodi marittimi europei e mediterranei come Bilbao, Tangeri, il Pireo e Mersin. La protesta, convocata da sindacati di base italiani, greci, turchi, marocchini e baschi, nasce da una lunga serie di motivazioni comuni: l’opposizione alla trasformazione dei porti in piattaforme logistiche per la guerra, la denuncia degli effetti negativi dell’economia bellica su salari e diritti, la richiesta di bloccare le spedizioni di armi verso tutti i teatri di conflitto, il rifiuto del piano di riarmo e militarizzazione dell’UE e la resistenza alle privatizzazioni e all’automazione portuale giustificate con lo stesso pretesto militare.
Sudafrica, parte il test umano del primo vaccino anti-Aids africano
Il Sudafrica ha avviato a Città del Capo la prima sperimentazione sull’uomo di un vaccino contro l’Aids sviluppato interamente nel continente africano. Il test è in corso presso la Desmond Tutu Hiv Foundation, al Groote Schuur Hospital, e coinvolge venti volontari sieronegativi. In questa fase i ricercatori valutano la sicurezza del vaccino e la sua capacità di stimolare una risposta immunitaria. Il progetto è promosso da istituzioni scientifiche sudafricane nell’ambito del Brilliant Consortium. Il Sudafrica è il Paese con il maggior numero di persone affette da Hiv/Aids al mondo.
“Lo Stato contro il Movimento per Gaza”: il nuovo numero del Mensile de L’Indipendente
È da oggi disponibile sul nostro sito il nuovo numero del Mensile de L’Indipendente, la rivista rilegata e da conservare al cui interno troverete 80 pagine di contenuti esclusivi, tra inchieste e approfondimenti riguardanti ambiente, diritti, consumo critico e molto altro. Si tratta di notizie che non troverete altrove, perchè noi, al contrario della maggior parte degli altri mezzi di informazione, non ospitiamo pubblicità e non siamo dunque influenzabili da poteri politici e interessi economici. L’inchiesta di copertina di questo mese riguarda la repressione che Stato e istituzioni stanno mettendo in atto contro il movimento per la Palestina, che negli scorsi mesi ha portato centinaia di migliaia di persone a scendere in piazza, in una delle più grandi mobilitazioni recenti del nostro Paese. Nel mirino della polizia e delle procure non ci sono solo gli attivisti, sui quali stanno fioccando misure cautelari, ma anche rappresentanti di spicco della comunità palestinese in Italia, siti di informazione, gruppi solidali e molti altri.
Il mensile de L’Indipendente ha come sottotitolo i tre pilastri che ne definiscono la cifra giornalistica: inchieste, consumo critico, beni comuni. Ogni parola è stata scelta con cura, racchiudendo ciò che vogliamo fare e che, a differenza di altri media, possiamo fare, perché non abbiamo padroni, padrini o sponsor da compiacere. Esse rappresentano i tre punti cardinali che sono alla base del nostro impegno giornalistico: inchieste (per svelare i lati nascosti della politica e dell’economia), consumo critico (per vivere meglio, certo, ma anche per promuovere scelte consapevoli capaci di colpire gli interessi privilegiati) e beni comuni (perché la nostra missione è quella di leggere la realtà nell’interesse dei cittadini e non delle élite oligarchiche che controllano i media dominanti). All’interno del mensile ci saranno poi, naturalmente, approfondimenti sull’attualità e sui temi che caratterizzano da sempre la nostra agenda: esteri, geopolitica, ambiente, diritti sociali.
Questi sono solamente alcuni dei contenuti che potrete ritrovare nel nuovo numero:
- Perchè la Gronelandia è così importante – perchè Washington accelera per l’annessione dell’isola che, tra ghiacci in ritirata e risorse minerarie, è diventata fondamentale per difesa e autonomia tecnologica.
- Come la mafia cinese ha conquistato Prato – faide sanguinose, traffici globali, indagini rallentate da ostacoli diplomatici: nella città toscana, capitale europea del tessile, la criminalità cinese ha costruito un fitto sistema mafioso.
- Il castello di sabbia dell’edilizia globale – la sabbia è la risorsa più estratta al mondo, ma le scorte di quella utilizzata per le costruzioni scarseggiano al punto da aver innescato una crisi globale che mischia geopolitica, ecologia e criminalità.
- Vivere senza bollette – l’autosufficienza energetica è un sogno difficile da realizzare, ma qualcuno ci è riuscito: i racconti di chi vive per davvero staccato dalle reti energetiche nazionali.
Il nuovo numero del mensile de L’Indipendente è acquistabile (in formato cartaceo o digitale) sul nostro shop online, ed è disponibile anche tramite il nuovo abbonamento esclusivo alla rivista, con il quale potreste ricevere la versione cartacea a casa ogni mese per un anno al prezzo di 90 euro, spese di spedizione incluse. Per consultare le modalità dell’abbonamento ed, eventualmente, sottoscriverlo potete cliccare qui: lindipendente.online/abbonamenti.
Cuba, massiccio blackout lascia senza luce l’area orientale
L’ennesimo blackout ha colpito la parte orientale di Cuba nella notte, lasciando senza elettricità intere province, tra cui Santiago de Cuba, la seconda città più grande del Paese. A causare l’interruzione è stato un guasto alla rete elettrica, verificatosi nella sottostazione da 220 kV di Holguín, che ha provocato il collasso del sistema nella regione orientale. Secondo l’Unione elettrica cubana, la provincia di Holguín è rimasta solo parzialmente servita, mentre Granma, Santiago de Cuba e Guantánamo sono rimaste completamente senza corrente. Dal 2024, Cuba sta attraversando una gravissima crisi energetica causata da centrali termoelettriche obsolete e scarsità di carburante.









