Nel pomeriggio di oggi, 9 febbraio, un gommone con a bordo 55 persone migranti si è capovolto al largo delle coste libiche. Il bilancio è di 53 vittime o dispersi, tra cui due neonati. A dare la notizia è l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, citando le sopravvissute, due donne nigeriane. L’imbarcazione era partita giovedì scorso da Zawiya, nella Libia nordoccidentale; l’incidente è avvenuto poco più a ovest, al largo delle coste di Zuara. Ancora in corso le operazioni di ricerca e soccorso.
I robotaxi autonomi di Waymo ricorrono alle indicazioni di lavoratori filippini
L’esistenza dei robotaxi viene spesso citata come uno degli esempi più lampanti di ciò che l’intelligenza artificiale può offrire alla società, la prova concreta che gli automatismi sono in grado di svolgere mansioni tradizionalmente affidate all’uomo. Eppure, un’udienza al Congresso statunitense ha rivelato che persino Waymo – l’azienda considerata più avanzata nel settore – si affida dietro le quinte a un contingente di lavoratori stranieri incaricati di suggerire alle vetture come comportarsi quando l’IA non è in grado di gestire autonomamente una situazione. Anche i sistemi a “guida autonoma”, insomma, non si rivelano veramente autonomi, appoggiandosi piuttosto alla forza lavoro di Paesi in via di sviluppo.
L’audizione, tenutasi mercoledì 4 febbraio, mirava a raccogliere il punto di vista di accademici, lobbisti e leader del settore per capire come alleggerire quelle “leggi obsolete che rallentano questa tecnologia vitale”. Quello che si prefissava come un assist all’industria dell’automotive si è però trasformato in un momento delicato per Mauricio Peña, Chief Safety Officer di Waymo, il quale si è trovato a rispondere alle domande del Senatore senatore Ed Markey riguardanti l’utilizzo da parte dell’azienda di veicoli prodotti in Cina e, soprattutto, sul ricorso alla supervisione di lavoratori stranieri per supportare il servizio.
L’informazione non era del tutto inedita: Waymo aveva già accennato in passato che il software di guida sia solito interfacciarsi con un operatore umano per ricevere indicazioni su come gestire situazioni complesse. Tuttavia, l’azienda controllata da Alphabet evita accuratamente di esplicitare questo dettaglio nelle comunicazioni rivolte al grande pubblico, lasciando intendere che sia l’intelligenza artificiale a gestire ogni fase della guida. Questa scarsa trasparenza rende difficile valutare la reale portata e le modalità del fenomeno, con il risultato che la testimonianza di Peña ha portato per la prima volta alla luce informazioni finora sconosciute.
Messo alle strette, il CSO ha ammesso l’esistenza di tecnici operativi sia negli Stati Uniti sia all’estero. Sul momento, non ha fornito cifre né chiarito se la maggior parte degli operatori si trovi sul territorio americano o fuori dai confini nazionali, tuttavia ha confermato che le collaborazioni internazionali sono concentrate nelle Filippine. Successivamente, Waymo ha precisato che il personale è adeguatamente formato e che tutti gli operatori sono in possesso di una patente di guida. Resta però un punto irrisolto: l’azienda non ha specificato se si tratti di una patente statunitense o filippina, lasciando aperto il tema delle possibili discrepanze tra le normative stradali dei due Paesi.
Che gli esseri umani intervengano sulle decisioni delle IA non è di per sé un problema – anzi, spesso è un meccanismo di sicurezza –, ma l’opacità con cui la pratica è gestita è stata immediatamente individuata dai politici statunitensi come una vulnerabilità critica per la sicurezza nazionale. A complicare il quadro c’è anche un recente incidente: a fine gennaio un robotaxi Waymo ha investito un “giovane pedone” davanti a una scuola elementare, alimentando l’indignazione dell’opinione pubblica. La notizia getta inoltre benzina sul fuoco anche per quanto riguarda il fronte economico. La guida autonoma promette di sostituire un’intera categoria professionale con sistemi di intelligenza artificiale, tuttavia l’esternalizzazione delle attività di supervisione che è emersa suggerisce un fenomeno di dumping sociale spostando il lavoro verso Paesi dove i salari sono più bassi. “È una cosa se un taxi viene sostituito da un Uber o da un Lyft”, osserva Markey. “È un’altra quando i posti di lavoro finiscono completamente all’estero”.
Pubblicamente, le aziende promuovono con entusiasmo l’idea che robot e sistemi automatizzati stiano entrando nelle nostre vite per assumersi compiti potenzialmente critici. Eppure, continuano a emergere episodi che mostrano come dietro queste tecnologie operino lavoratori invisibili, spesso costretti a ritmi massacranti e a mansioni degradanti che possono compromettere la loro salute mentale. Mentre l’industria spinge per portare automi in ogni casa, vale forse la pena ricordare che il termine “robota” si traduce come “servo della gleba”: un richiamo scomodo al rischio che il nostro desiderio di nuovi “schiavi” finisca per ricadere ancora una volta su esseri umani in carne e ossa, piuttosto che su macchine prive di coscienza.
Puglia, assalto a portavalori: due fermi
Nella tarda mattinata di oggi, 9 febbraio, un gruppo di uomini incappucciati e armati ha effettuato un assalto a un portavalori sulla strada statale che collega Brindisi a Lecce. Secondo le prime ricostruzioni, i rapinatori avrebbero bloccato il furgone con due automobili, per poi scendere dai veicoli e sparare colpi in aria; successivamente hanno aperto il blindato utilizzando un esplosivo. Sul posto sarebbero arrivati i carabinieri, con i quali ci sarebbe stato uno scontro a fuoco; non sono stati riportati feriti. Secondo quanto riferiscono i media, sarebbero stati arrestati due sospettati, ma non è chiaro che cosa esattamente sia stato rubato.
Caporalato e sfruttamento: la multinazionale Glovo finisce in amministrazione controllata
La piattaforma di delivery Glovo, attraverso la sua società italiana Foodinho, è stata posta sotto controllo giudiziario per caporalato dalla Procura di Milano. Il provvedimento d’urgenza firmato dal Pm Paolo Storari, che dovrà essere convalidato da un giudice, nomina infatti un amministratore giudiziario con l’obiettivo dichiarato di interrompere pratiche illegali senza compromettere i livelli occupazionali. Secondo gli accertamenti effettuati, a circa 40mila lavoratori sul territorio italiano, di cui 2.000 nell’area milanese, sarebbero state corrisposte retribuzioni «sotto la soglia di povertà», in alcuni casi inferiori fino al 76,95% rispetto a tale soglia e all’81,62% rispetto ai minimi contrattuali nazionali.
L’indagine eseguita dai Carabinieri del Nucleo Tutela del Lavoro, contesta all’amministratore unico di Foodinho, Pierre Miquel Oscar, di aver «impiegato manodopera in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori». La società stessa è formalmente sotto inchiesta per responsabilità amministrativa, dal momento che il presunto reato sarebbe stato commesso «nell’interesse e a vantaggio della propria azienda, adottando un modello organizzativo palesemente contrario al principio di legalità». Il decreto di controllo giudiziario è finalizzato a garantire «il rispetto delle norme e delle condizioni lavorative la cui violazione costituisce indice di sfruttamento lavorativo» e «l’adozione di adeguate misure e idonei assetti organizzativi», con la finalità di «evitare il ripetersi di fenomeni di sfruttamento e di retribuzioni sottosoglia di povertà».
Le accuse si basano su un’analisi approfondita del modello operativo e sono frutto di decine di testimonianze raccolte, che delineano un quadro di sfruttamento. I rider, sebbene formalmente autonomi con partita Iva, sarebbero di fatto sottoposti a una rigida «etero-organizzazione algoritmica della prestazione lavorativa». A governare l’intero ciclo è l’app di Glovo, assegnando gli incarichi, geolocalizzando costantemente, misurando performance e disponibilità e collegando tali parametri alla retribuzione. Questo sistema, pur essendo «compatibile con l’applicazione della disciplina del lavoro subordinato», genera compensi che la Procura ritiene palesemente difformi dall’articolo 36 della Costituzione, incapaci di garantire «una esistenza libera e dignitosa». L’analisi campionaria della procura rileva che il 75% dei ciclofattorini analizzati percepiscono un reddito sotto la soglia di povertà, con uno scostamento medio di circa 5.000 euro annui lordi.
Il controllo giudiziario, che affianca senza sostituire gli organi aziendali, evita la cessazione dell’attività ma impone la bonifica delle illegalità. L’amministratore giudiziario, il commercialista Andrea Adriano Romanò, dovrà vigilare sulla regolarizzazione dei lavoratori e sulla ristrutturazione del modello organizzativo. L’inchiesta va a inserirsi in un più ampio filone di interventi della procura milanese contro il caporalato digitale.
È morto il fisico Antonio Zichichi, aveva 96 anni
Si è spento a 96 anni Antonio Zichichi, fisico delle particelle trapanese di fama internazionale. È noto per avere dato contributi scientifici considerati di grande valore dalla comunità accademica ed è stato una figura centrale della scienza italiana. Accanto alla ricerca, ha svolto un’intensa attività di divulgazione, impegnandosi a rendere accessibili al grande pubblico temi complessi e a promuovere il metodo scientifico. Celebre la sua battaglia culturale contro astrologia e superstizioni, da lui definite una “Hiroshima culturale”, ritenendole un grave ostacolo alla diffusione del pensiero razionale e dell’educazione scientifica.
Elezioni in Giappone: Takaichi vince la scommessa e resta in sella
Sanae Takaichi vince la scommessa elettorale e con 316 seggi ottiene i due terzi (maggioranza qualificata) della Camera bassa del Giappone, alla quale si aggiungono, in coalizione, i 34 seggi del Partito giapponese dell’Innovazione (PGI). Durante una tornata elettorale caratterizzata da condizioni climatiche avverse, con copiose nevicate in una gran parte del Paese, e un’affluenza elettorale ai minimi storici, il Partito Liberal Democratico (PLD) ottiene un successo senza precedenti: a nemmeno due anni dalle ultime elezioni, quando visse uno dei momenti più bassi della sua storia politica, la premier è riuscita nell’intento di cavalcare la nuova ondata di popolarità e riscrivere gli equilibri all’interno del Parlamento. Takaichi sorpassa i risultati ottenuti da Shinzō Abe nel 2012 e da Junichiro Koizumi nel 2005 e si accaparra la vittoria più schiacciante nella storia elettorale del Giappone dal dopoguerra in poi.
Sanae Takaichi, entrata in sostituzione del precedente presidente Ishiba soltanto lo scorso ottobre, con questa tornata elettorale si è giocata tutto. Spinta dalle statistiche che dipingono un consenso elettorale nei suoi confronti alle stelle, la iron lady giapponese ha deciso di sfruttare il momento per rimodellare la composizione del parlamento e godere così di maggiore libertà per governare. Difatti, dopo la graduale perdita di consensi subita dal partito Liberal Democratico, al governo per quasi settant’anni (fatta eccezione per due brevi finestre temporali), la possibilità di manovra negli ultimi mesi è stata messa a repentaglio a causa dell’abbandono nell’alleanza di governo del partito d’ispirazione buddista della Soka Gakkai Komeito. I buddisti, che a lungo hanno appoggiato la fazione liberaldemocratica, hanno chiuso la relazione decennale con i liberali proprio a causa della neoelezione di Takaichi.
L’accordo nato tra Komeito e il Partito Democratico Costituzionale del Giappone (PDCG), denominato Alleanza della Riforma Centrista (ARC), non ha però ottenuto i successi sperati. La principale formazione all’opposizione, infatti, non ha convinto fin da subito e le conseguenze sono state, prevedibilmente, fallimentari: 49 sono stati i seggi ottenuti in totale, di cui 28 ottenuti da Komeito e 21 dal PDCG, che dallo scioglimento della Camera ha perso 127 seggi.
Parimenti, i risultati di formazioni come il Partito Comunista Giapponese, Mirai e il Partito Democratico per il Popolo non hanno raggiunto, in totale, la cinquantina di seggi.
Sanseito, invece, il partito di estrema destra salito alle cronache negli ultimi mesi per le proposte elettorali ispirate ai movimenti dell’alt-right occidentale, è passato da 2 a 15 seggi. Questo risultato, che segna in ogni caso una crescita per un partito di recente formazione, potrebbe essere motivato dal successo di Takaichi che è riuscita ad intercettare il voto di quella fascia elettorale, che, a parità di proposte politiche, ha preferito premiare l’esperienza trentennale e la stabilità di Takaichi, ai danni della neonata Sanseito.
Durante la breve campagna elettorale, avvenuta in seguito allo scioglimento della Camera bassa e durata nemmeno due settimane, il partito della premier ha messo in chiaro le intenzioni del governo in politica estera. Le difficili relazioni internazionali con la vicina Repubblica popolare cinese hanno ricoperto un ruolo di spicco: Takaichi ha promesso investimenti nella diversificazione delle fonti d’approvigionamento delle terre rare e ha rimarcato l’impegno per garantire pace e stabilità nello stretto di Taiwan. A questo si è aggiunta la proposta di rivedere le strategie di sicurezza nazionale e la rimozione dei limiti degli equipaggiamenti per le forze di autodifesa.
In un periodo di grave inflazione, profonda svalutazione dello yen giapponese e con un’economia in costante ristagno, le promesse politico-economiche avanzate dall’alleanza tra PLD e PGI sono apparse meno chiare, soffermandosi in particolar modo su manovre di natura fiscale, come l’abbassamento all’8% dell’imposta nazionale sugli alimenti, o pacchetti di investimenti di ambito pubblico-privato.
Particolare attenzione è stata posta sulle proposte di carattere sociale: in ambito migratorio, Takaichi si sarebbe dichiarata favorevole a un tetto massimo per l’accoglienza di persone straniere e turisti, oltre che sulla revisione di leggi che limiti l’acquisizione di immobili da parte di residenti non giapponesi.
Non sono tardate le congratulazioni della premier italiana Giorgia Meloni. «Buon lavoro alla mia cara amica Sanae e al nuovo Parlamento giapponese» ha chiosato sul suo profilo X complimentandosi con la premier Takaichi. Anche il presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump ha commentato su Truth la vittoria dei liberali: «è stato un onore appoggiare te e la tua coalizione. Ti auguro un Grande Successo nell’approvazione del tuo programma conservatore “Pace attraverso la Forza”».
Se questo risultato elettorale cambia drasticamente la composizione della Camera bassa e permette al Partito Liberal Democratico di governare con maggiore libertà, l’ostacolo principale di questo governo resta ancora la Camera alta, all’interno della quale non gode di maggioranza. Il successo ottenuto da Takaichi, però, alimenta nuovamente il dibattito sulla revisione costituzionale: difatti, il controllo dei due terzi di entrambe le Camere permetterebbe al governo di attuare una revisione della Costituzione. Occhi puntati, quindi, sulla modifica del controverso articolo 9, tramite il quale il Giappone rinuncia formalmente al diritto di belligeranza e che per anni ha rappresentato una degli obiettivi politici del PLD e di Abe.
Sanae Takaichi è riuscita a strappare un risultato elettorale storico, ma non troppo lontano dalle aspettative. Nel momento in cui finirà la tipica luna di miele postelettorale e calerà la “Sanaemania” che sembra impazzare nella popolazione giapponese più giovane, resta da vedere come la premier si muoverà su tematiche attualmente delicate, tanto da un punto di vista economico, quanto da un punto di vista fiscale. Appare chiaro, però, che da semplice “protetta di Shinzō Abe” Sanae Takaichi ha saputo riprendere in mano un partito allo sbaraglio, per dare inizio ad una nuova era.
Colombia: almeno 14 vittime per le piogge torrenziali
In Colombia le piogge torrenziali di questi giorni — una rarità visto il periodo — hanno provocato almeno 14 vittime, come reso noto dalle autorità locali. Risultano anche due dispersi, un totale di 9mila case distrutte e 35mila ettari di terreno allagati. L’agenzia meteorologica nazionale IDEAM ha spiegato che un fronte freddo proveniente dall’America del nord e diretto verso la costa caraibica della Colombia ha aumentato le precipitazioni del mese scorso del 64% rispetto alla media storica.









